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Recensione su Manchester by the Sea

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Drammatica normalità / 20 febbraio 2017 in Manchester by the Sea

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Sulla carta, la storia raccontata da Kenneth Lonergan in Manchester By The Sea appare scarsamente originale, ma è proprio la drammatica normalità che la caratterizza a rappresentare il suo grande punto di forza. Per qualche verso, mi ha ricordato i romanzi di Elizabeth Strout che ho apprezzato di più, Olive Kitteridge, soprattutto, e Mi chiamo Lucy Barton.

Il pregio di Lonergan, sceneggiatore e regista del film candidato in entrambe le categorie agli Oscar 2017, è quello di mettere in scena devastanti dolori personali in maniera sì empatica, ma priva di superomistiche caratterizzazioni di personaggi e situazioni.
Saltellando tra presente e passato, il pubblico apprende la triste storia di Lee Chandler (un buon Casey Affleck) e della sua famiglia, una serie di vicende che, con le dovute realistiche proporzioni, hanno occasione di accadere in tutto il mondo.
Ci sono divorzi, malattie, dipartite, vigliaccherie e sensi di colpa: i vari personaggi affrontano dolori e problemi come molti di noi farebbero, senza facili eroismi narrativi, compiendo errori su errori, tentando di sopravvivere a sé stessi, con improvvisi e non ponderati guizzi di (auto) ironia.

Una delle poche occasioni in cui mi pare che Lonergan abbia perso il senso della misura, mostrando come sia semplice scivolare nel patetismo più sfrenato, è la scena in cui la moglie di Lee (Michelle Williams, praticamente condannata a interpretare sempre lo stesso ruolo, quello della giovane donna presa a frustate dalla vita) viene trasferita su un’ambulanza: minuti interminabili, senza un preciso costrutto, dedicati a mostrare una donna che singhiozza e un uomo che non sa dove guardare, nella migliore tradizione del “fazzoletto alla mano”.
Per fortuna, il resto del film è gestito con più polso e, con disarmante semplicità, Lonergan riesce a far fare al suo protagonista scelte difficili, talvolta impopolari ma condivisibili, perché dettate da un lucido senso pratico, e ammissioni difficili benché lineari: “Non ce la faccio”, confessa a mezza voce Lee, in almeno due occasioni, perché a molto si può resistere, ma non alla morte nel cuore.

Bello l’uso delle musiche di Lesley Barber e non (Handel, in primis), “sparate” spesso ad alto volume e capaci, quasi per contrasto, di diventare parte attiva della narrazione.

11 commenti

  1. IamVertical / 25 febbraio 2017

    A me quella scena è piaciuta molto. Il fatto che quattro portantini avessero tutte quelle difficoltà a sistemare una barella sull’ambulanza, e che i piedini d’acciaio della stessa rimanessero inastrati per lunghissimi interminabili secondi nell’apertura, prima di essere fatti passare, ha dato una nota di grottesca ilarità ad una scena che altrimenti, come dici tu, sarebbe potuta risultare insopportabilmente drammatica (insopportbilmnete, visto la tragdia che si era appena verificata).

    • Stefania / 25 febbraio 2017

      @giovanna: ciao! 🙂 La scena ha il suo lato “comico”, concordo con te, il che sottolinea la “normalità” che Lonergan ha voluto mettere in scena (uh, quante brutte situazioni ho visto, condite da dettagli di questo tipo).

  2. Mrs Pignon / 28 febbraio 2017

    Cara Stefania questo film mi ha lasciato l’amaro in bocca, mi sono lasciato andare e mi sono immedesimato in Lee, talmente che durante il film alcune parole, commenti mi sono usciti di bocca.
    Era da tempo che non provavo empatia e non ti dico quello che ho pensato del personaggio della Williams e delle sue scelte, talmente preso dalla storia che ha fine film ho discusso…..
    Concordo con le tue opinioni e poi Affleck ha vinto l’Oscar meritato.
    Una nota a margine , ho visto il film in una bella sala anni 60, cinema Italia, un cinema nel centro di una cittadina romagnola, la sala si riempe alla spicciolata. Il film inizia, odori di pop corn, pubblico un pò attempato ma non troppo, la pellicola è lenta indolente e lo si percepisce anche dalla sala, Chandler è enigmatico quasi fastidioso nella sua monotona fisionomica…….e poi boom la deflagrazione quella tragedia immane, lacerante e sento la sala trattenere il fiato, irrigidirsi, subire il colpo, la potenza della realtà umana!!!!
    Good vision

    • Stefania / 28 febbraio 2017

      @zaitochi: ciao! Uh, con “amaro in bocca”, credevo volessi dire che non ti è piaciuto, invece mi pare di capire che ti ha colpito molto, amareggiandoti. Anch’io l’ho visto in una sala con pubblico “attempato”, però ho notato che le persone più anziane non l’hanno gradito granché: troppo dolore, forse? Ad ogni modo, concordo con l’Oscar ad Affleck, giustamente monoespressivo (nella la scena della “confessione” alla centrale di polizia, per esempio, quando racconta la dinamica dell’incendio, l’ho trovato particolarmente efficace perché, pur interpretando un personaggio fisicamente e psicologicamente disfatto, mantiene un registro “espressivo” bassissimo, molto calibrato).

  3. Mrs Pignon / 28 febbraio 2017

    @Stefania Si hai ragione durante l’interrogatorio, lui non c’è più è un uomo finito, morto dentro, cerca una pena che nemmeno la polizia gli infligge.
    Poi l’altra scena che mi ha spezzato in due mettendomi nei suoi panni, quando incontra la moglie per strada e lei ha bisogno di riversare di nuovo su di lui emozioni tremende, dopo averlo ucciso prima, si ripresenta con un altro uomo, con un altro figlio, ma anche lei è morta dentro, lo ama ancora, è una scena epica da Shakespear….( ho odiate lei con tutto me stesso ) si mi è piaciuto tanto.
    A breve le mie sug…ge…stioni….;) che avrai già capito come saranno!!!

    • Stefania / 3 marzo 2017

      @zaitochi: quella scena è tremenda (nel senso che ti fa a pezzettini il cuore). Lei, porella, ha dei sensi di colpa grossi così e, credendo (speranza vana) di liberarsi del fardello, chiede scusa a lui che tutto vuole tranne che avere a che fare con lei: ognuno è, a suo modo e per necessità, egoista (lei vuole togliersi un peso, lui non lo vuole, lei suo malgrado lo ferisce sia con la sua presenza che mostrandogli il figlio, lui la ferisce andandosene, ma altrimenti sarebbe morto stecchito di crepacuore, stando alla sua faccia sofferente, costipata…), ma devono essere egoisti se vogliono sopravvivere. Tragico e realistico.

  4. livez / 28 febbraio 2017

    Verissimo per quanto riguarda Olive Kitteridge, ora che mi ci fai pensare… Non mi trovo per nulla d’accordo invece sull’uso della musica… Madre de dios, che orticaria! Un commento musicale insistente, inutile, superfluo, fastidioso! Ho dovuto togliere l’audio per sopportare alcune scene, e non per la scelta in sé dei brani, quanto per la ridondanza soffocante, esasperante! della colonna sonora.

  5. Mrs Pignon / 21 marzo 2017

    @Stefania ancora ci penso a quella scena, ancora mi fa male, ancora sento quel lacerante dolore che mi investe , perché sono quei sentimenti che mi scuotono ancora quando guardo un film dove la pellicola è quasi reale ….

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