Una famiglia di topolini / 18 Settembre 2018 in Un affare di famiglia

Kore-eda disegna un nuovo nucleo famigliare, sfruttando con delicatezza disarmante un tema già affrontato (vedi Father and Son): è quello biologico il legame che unisce più profondamente le persone? O sono l'empatia e la comprensione i fili che legano saldamente le vite e i destini degli individui?

Il regista giapponese, Palma d'Oro a Cannes... continua a leggere » 2018 con questo emozionante Un affare di famiglia, insiste sull'umanità dei legami, ribadendo che dovrebbe essere questa la regola alla base di ogni consorzio umano, il principio che dovrebbe reggere la società, garantendone la buona salute.
Affetto incondizionato, rispetto, attenzione per il prossimo: il film di Kore-eda è la descrizione dolceamara di una famiglia che, per via delle sue caratteristiche, che si svelano solo con l'avanzare del racconto (caratterizzato da un colpo di scena non indifferente), non può essere definita neppure disfunzionale. Piuttosto, atipica, ecco. Ma non per questo impossibile, fantastica.

C'è un elemento che mi ha colpito molto, in questo film nipponico. Benché la cultura giapponese non contempli con facilità le effusioni e il contatto fisico fra le persone, in questo lavoro di Kore-eda gli abbracci e le carezze sono parte fondamentale del messaggio del regista.
Il corpo, qui, è il veicolo principale usato per parlare di sentimenti ed emozioni. Sulla pelle della bambina, ci sono i segni di una violenza sconsiderata. Su quella di Nobuyo (bravissima l'attrice Andō Sakura), le tracce di un lavoro faticoso. Sulle nocche di Aki e del suo cliente silenzioso, compaiono indizi di autolesionismo. È compromettendo la propria integrità fisica che il piccolo Shota cambia le carte in tavola.
L'offesa e la successiva salvezza del corpo (e quindi del cuore), di piccoli e adulti, costituisce il motore nascosto del racconto.

Come sempre, Kore-eda descrive molto efficacemente gli ambienti domestici e le abitudini dei suoi occupanti: casa Shibata è il nido sovraffollato, strapieno di oggetti, non proprio pulito, ma pieno di vicinanza, senso della condivisione, calore e sentimento, di quella che potrebbe essere una famiglia di topolini.