Recensione su Man on fire - Il fuoco della vendetta

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UN FUOCO FATUO / 6 Luglio 2017 in Man on fire - Il fuoco della vendetta

“Man on fire” comincia coi presupposti giusti, si sviluppa in modo fastidioso e non termina mai.
La storia è presto detta…un ricca coppia messicana assume una guardia del corpo, per via di una lunga serie di sequestri che stanno avvenendo in città. La guardia del corpo, alcolista e depressa, vede nella figlia della coppia una sorta di redenzione. Ovviamente ben presto la bambina diventa bersaglio di un sequestro.

Stranamente, la prima parte è quella che funziona meglio (almeno per me). La riproposizione del rapporto Heidi/nonno non è male. Il film perde di mordente nella seconda parte…quella che sulla carta è il motivo principale per cui uno guarda “Man on Fire”. La vendetta è noiosa nonostante lo stampo adrenalinico che si cerca di imporre.

La regia di Tony Scott è assolutamente confusionaria e fine a se stessa. Un sacco di inutili effetti digitali, rallenty, velocizzazioni ed inquadrature “sporche” flagellano costantemente la visone dall’inizio alla fine. Fine che non arriva mai…dura la bellezza di due ore e venti ma se di fosse mantenuto solo l’essenziale sarebbe durato appena un oretta.

La colonna sonora va e viene con sonorità sempre diverse che non danno identità all’opera. Addirittura c’è un brano che ricorda il tema del “Gladiatore”.
“Ridley, fai giocare anche tuo fratello” (CiT. Mamma Scott).

Denzel Washington e Dakota Fanning reggono il film sulle loro spalle. Christopher Walker e Mickey Rourke pagano la rata del mutuo e Giancarlo Giannini porta a casa la pagnotta dando sostanza ad un personaggio che non è nemmeno un personaggio.

Io e il buon Tony non ci siamo trovati nemmeno questa volta.

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