Recensione su Man on fire - Il fuoco della vendetta

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Il perdono della pistola / 22 agosto 2017 in Man on fire - Il fuoco della vendetta

Ho sempre apprezzato i lavori di Tony Scott, in primis lo “Spy Game” della coppia Redford-Pitt, ma stavolta ho davvero faticato a portare a termine la visione (…seconda volta) del film.
La prima parte cerca di ricostruire sommariamente il turbolento passato di un uomo, Denzel Washington, che, per via della sua professione, ha completamente smarrito la fede, perdendo sé stesso e ritrovandosi soltanto nella cara e amata “bottiglia”.
E già qui il film è qualcosa di visto, rivisto e stravisto, nonché di stereotipato e monotono.
Dulcis in fundo l’uomo riesce a ricavare dalla geninuità di una bambina la forza per ripartire da zero, quando improvvisamente anche questa speranza è portata via dalla durezza della vita.
Ora, non critico la scelta della trama, ma il film porta con sé già un forte carico drammatico, perché accentuarlo con una regia “melensa” e una costante (e fastidiosa…) musica di sottofondo?
Radha Mitchell pessima in ogni sua scena, caratterizzata da una drammaticità che risulta in ogni suo secondo finta e costruita. Lo “spiegone” tra Giannini e Walken è poi davvero il culmine dell’orrendo. Insomma il film trasuda ipocrisia fino alla nausea, cercando un idealismo che in realtà si riduce nel solito “perdono con la pistola” (…classico americano).

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