Recensione su Mamma Roma

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Nonna Roma / 21 Maggio 2013 in Mamma Roma

Neanche a dirlo, si parlava proprio oggi di Mantegna ed ecco una motivazione validissima per tirarlo in ballo: la scena finale di questo film.
Assolutamente perfetta, pregna di emozione e sentimento. D’altro canto, data la storia che viene narrata, non c’era che d’aspettarsi una citazione del genere, non per niente Maria e Gesù Cristo sono l’emblema dell’amore tra madre e figlio.
Anna Magnani, che dire di lei, ogni volta che mi ritrovo a guardarla mi vengono i brividi, credo sia un’attrice favolosa (questo amore, lo ammetto, mi è stato anche trasmesso da mia madre che l’ha sempre apprezzata molto). Sa essere divertente, molto divertente, quando serve, ma è assolutamente favolosa in momenti drammatici. Insomma, tutte le attrici dovrebbero essere così.
Non sono una fan dei film di Pasolini, né di Pasolini in generale, ma non posso che stimarlo come poeta, scrittore, regista e sceneggiatore. I gusti son gusti, certo, ma quando ti trovi di fronte opere come questa vai oltre la soggettività.
Insomma, è davvero un bel film, pieno di sentimento. Credo sia assolutamente preciso e ben articolato, una fotografia perfetta dell’epoca in cui è ambientato. Ammetto che mi ha emozionata, perché in Mamma Roma ci ho rivisto mia nonna, una donna con gli attributi costretta a portare avanti una famiglia da sola e a crescere un figlio (nel caso di mia nonna due) nel miglior modo possibile, cercando in tutti i modi di farlo sollevare da una condizione di assoluto disagio, provando ad offrirgli prospettive migliori per il futuro.
Pasolini ha detto tutto quello che poteva ed ha sfruttato al massimo il potenziale degli attori. E’ un film da vedere, assolutamente.

4 commenti

  1. Sgannix / 5 Luglio 2015

    Pasolini si arrabbiò tantissimo quando lesse che i critici avevano accostato il finale del film al quadro di Mantegna. 🙂
    Scrisse addirittura una lettera a Roberto Longhi per chiedergli di “intervenire”.

  2. Sgannix / 5 Luglio 2015

    @stefania:
    Bella domanda, non saprei. Sinceramente se si fosse trattato di un altro avrei pensato al tipico gesto di stizza nei confronti della critica, ma Pasolini non mi sembrava il tipo. Quindi probabilmente non era proprio sua intenzione fare riferimento al Mantegna (al suo “Cristo morto” in particolare), ma al massimo ad altri pittori.
    Questo è quanto scrisse a Longhi: “Ah, Longhi, intervenga lei, spieghi lei, come non basta mettere una figura di scorcio e guardarla con le piante dei piedi in primo piano per parlare di influenza mantegnesca! Ma non hanno occhi questi critici? Non vedono che bianco e nero così essenziali e fortemente chiaroscurati della cella grigia dove Ettore (canottiera bianca e faccia scura) è disteso sul letto di contenzione, richiama pittori vissuti e operanti molti decenni prima del Mantegna? O che se mai, si potrebbe parlare di un’assurda e squisita mistione tra Masaccio e Caravaggio?”.

    • Stefania / 5 Luglio 2015

      @sgannix: dal messaggio a Longhi sembra (dico, sembra) emergere un’insofferenza nei confronti degli accostamenti forzati e/o ovvi.
      Però, ammetto che il paragone con l’immagine del Mantegna è quella che è sempre venuta in mente anche a me, è quella più naturale, forse la più elementare, per via della posa del corpo.

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