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Recensione su Maleficent

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1 settembre 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La Disney porta avanti la tradizione di remake beceri delle fiabe. Solo che se Alice in Wonderland trasformava le avventure nonsense di Alice nel classico viaggio dell’eroe (banalissimo per me, entusiasmante per qualcun altro), la fiaba della Bella Addormentata qui viene riadattata in un film con un’idea non banale, ma pieno di buchi logici.

Quello che mi è piaciuto:
1) Angelina Jolie come Maleficent, sia come attrice che come trucco (gli zigomi!) che come costumi è perfetta.
2) La scena successiva al taglio delle ali, la reazione allo “stupro”, è uno dei momenti più originali e agghiaccianti di tutto il film.
3) Le ali che svolazzano e ossessionano il re sono un’immagine molto bella.
4) Adoro la versione di Once Upon A Dream di Lana Del Rey. (Anche se quando l’ho ascoltata la prima volta mi faceva pensare ad atmosfere malinconiche/dark che non associo granché con l’atmosfera del film).
5) L’idea di riabilitare un personaggio così cattivo, o comunque di far vedere le ragioni che l’hanno portato a fare qualcosa di negativo, non è così male. Peccato l’esecuzione.

Quello che non mi è piaciuto:
1) La sensazione è che abbiano voluto ripercorrere tappe fondamentali del cartone animato senza dargli un senso. L’esempio più significativo è la scena del battesimo, che presa da sola è bellissima nel suo essere fedele a quella del cartone animato, ma se considerata all’interno del film ha un che di strano: prima e dopo Maleficent è una fata-arpia, i suoi vestiti sono verdi/marroni in stile Madre Natura, e in generale lei si può definire come una donna ferita, emotivamente e fisicamente (l’uomo che amava le ha tolto le ali per diventare re!); quando va al battesimo, invece, rientra nella parte della strega malvagia, vestita di nero (perché il battesimo per lei è un lutto, perché il nero fa cattivo, perché aveva finito gli outfit marroni/verdi o semplicemente per rifare la Maleficent del cartone?), e persino il suo modo di parlare cambia, tant’è che più che una donna arrabbiata e ferita sembra una donna cattiva, manipolatrice e sarcastica (che è quello che è Maleficent nel cartone originale, ma NON quello che è Maleficent nel film).
2) Tanti buchi logici, tant’è che ogni dieci minuti/un quarto d’ora mi chiedevo quale fosse il senso di quello che stavo guardando. Buchi logici nella gestione della guerra (che prosegue con qualche attacco solo quando serve a muovere la trama in avanti), nella gestione dei personaggi (Maleficent e le tre fate, il re e le tre fate, il re e sua moglie, il re e Aurora, Aurora e le tre fate) e nella gestione della magia (Maleficent che può trasformare Diaval in qualunque forma a suo piacimento, ma non può ricreare delle ali per sé, oppure che inserisce la sua stessa disfatta nella maledizione, precisando che Aurora crescerà amata da chiunque incontri — e quindi Maleficent stessa le vuole subito bene — e che la maledizione non può essere spezzata da nessun potere terreno).
2a) Maleficent e le tre fate fanno parte del regno fatato, quindi nella guerra col regno umano dovrebbero essere insieme, e invece durante la guerra e durante l’auto-incoronazione di Maleficent a regina del regno fatato le fate non si vedono per nulla. Il che porta il loro successivo incontro alla scena del battesimo, dove sembra che Maleficent e le fate siano nemiche. Ma perché le fate dovrebbero cercare di far pace col re umano quando lui ha tagliato le ali a Maleficent? O le fate non lo sanno? E se non lo sanno, non avrebbero dovuto intuirlo? Col fatto che le tre fate sono dalla parte del re e giudicano Maleficent la cattiva della situazione, è come se rifiutassero di credere allo “stupro” di Maleficent e si mettessero dalla parte del carnefice — interpretazione personale, eh, ché sicuramente le fate si comportano così non per una ragione nella narrazione, ma perché è il rapporto che hanno in quella scena nel cartone animato.
2b) Il re e le tre fate. Il regno degli uomini è contro quello fatato, però il re non solo accetta le tre fate al battesimo di Aurora, ma decide di mandare sua figlia a vivere con loro in un posto nascosto. Che ok, è quello che succede nel cartone, ma nel cartone le tre fate non erano le sconosciute di un regno nemico.
2c) Il re che, divorato dalla brama di potere e dall’ossessione di Maleficent, se ne frega della moglie morente e del ritorno della figlia che non vede da sedici anni. È palesemente per mostrare come la brama di potere e l’ossessione di Maleficent abbiano annientato quello di buono che c’era in lui, il che ci porta a…
3) Lo svuotamento dei personaggi positivi di qualunque positività per rendere Maleficent la più buona di tutti. Se nel cartone il re e la regina sono buoni e commettono solo l’errore di non invitare la strega cattiva al battesimo e di attirare le sue ire, nel film il re diventa cattivo in tutto e per tutto (diventando il secondo personaggio migliore del film, nonostante lo sviluppo grossolano) e la regina appare solo in una scena. Se nel cartone le tre fate sono buffe ma buone, nel film sono delle idiote totali: non riconoscono lo “stupro” di Maleficent voltandole le spalle nel momento del bisogno, prendono in custodia Aurora ma se fosse per loro precipiterebbe da un dirupo, e soprattutto alla terza fata viene tolto il pregio di “dare una soluzione” alla maledizione di Maleficent. Se nel cartone il principe si batte per salvare Aurora e sconfiggere Maleficent, nel film fa una comparsata così misera che avrebbero potuto eliminarlo del tutto senza nessun danno.
4) La prevedibilità. Quasi tutto nel film si prevede con mezz’ora di anticipo. Per esempio, quando Maleficent comincia a badare alla piccola Aurora, è chiaro che sarà lei a risvegliarla dalla maledizione e non il principe.
5) Nonsenso residuo del cartone animato: Aurora-narratrice alla fine rivela di essere stata chiamata “sleeping beauty”, peccato che nel film dorma per una decina di minuti (a questo punto potevano chiamarla “laughing beauty” visto che passa più tempo a ridere che a dormire); Maleficent che si chiama Maleficent sin da bambina quando di malefico non aveva nulla (non potevano darle il nome Maleficent quando diventa malvagia?), così come Diaval (Devil); Maleficent che decide che l’arcolaio sarà parte della maledizione perché un arcolaio è tra i regali del battesimo che le capita sott’occhio; il re che sequestra tutti gli arcolai del regno e li tiene nel castello, mentre manda Aurora lontano per farla crescere a delle estranee idiote membri di un regno nemico — forse aveva più senso fare il contrario, no?
6) Se nel film la scena del battesimo è resa benissimo, quella dell’arcolaio non è all’altezza del cartone (ma forse sono di parte, perché ogni volta che riguardo quella scena sono ipnotizzato quanto Aurora: lo trovo uno dei momenti migliori del cinema in assoluto).

Intendiamoci, è un film che si fa guardare, ma lo aspettavo da anni e dalla sceneggiatrice del Re Leone pretendevo qualcosa di meglio. Ora: so che Into The Woods non è il remake di una fiaba classica, però cara Disney, ti prego, non fare casini anche lì, ok? Ok.

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