Recensione su Maschio e femmina

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21 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Questo è un film del ’19 in b/n (ma va?) di Cecil DeMille, uno dei primi registi da kolossal del sistema produttivo hollywoodiano, ricordato soprattutto perché era un grosso bigotto un po’ spaccacazzo e per la sua versione di Cleopatra (no, non quella con Liz Taylor, quella prima).
Stupore, due ore di film muto che mi son filate liscissime, con nemmeno troppi problemi legati al quarto d’ora di digestione post-pranzo e quindi abbiocco iniziale. Che dire, bravo Cecilio!
La storia è tratta dal romanzo Tthe admirable Crichton, se ho ben capito dello stesso autore di Peter Pan. O forse già mi son dimenticato tutto. Ah, a proposito di dimenticare, scordavo di dire che solo uomini cine-nerd c’erano a vedere questo film. Donne siete cine-losers (sì ok, avevan di meglio da fare, andate affanculo ^_^). La storia è quella di Lady Mary, che è Gloria Swanson, una (again) delle prime superstar dello star system (la vecchia di Viale del tramonto, per intenderci – e se voi lo aveste visto:P) e della sua famiglia aristocratica, con servitù annessa. Il tutto è inteso da Cecilio come metafora delle disparità interclassiste in America ovviamente, anche se la finzione scenica è l’Inghilterra. La famiglia vive mollacchiona facendo fare tutto alla servitù. Il maggiordomo, Crichton, sogna di sbatters… ehm, no, di avere una storia di amore con Lady Mary. Ma lei scoppia a ridere al solo pensiero. Vanno in un viaggio di piacere in barca nei mari del sud. Naufragano. Crichton la salva. Crichton è l’unico che sa come sopravvivere. Tutti prendono ordini da Crichton. Oh, ma quanto è ammirabile questo Crichton. Dalla disperazione iniziale, da una scena all’altra tutti si vestono come i Flinstones e hanno casa e utensili superfighi, che si sono costruiti chissà come nell’isola deserta. Si immagina grazie all’arguzia superba di Crichton.
Ci manca solo che dicano yabadabadù
Lady Mary e Tweenie, una serva, vogliono darla a Crichton, che viene riverito da tutti come un re. Lui la salva dal puma e, anziché prenderle la testa e abbassarla e dirle “e adesso succhia” (so che non mi credete ma giuro in quel momento ci stava tutto) parte un intermezzo fantagiropico (che non esiste e non so cosa sia) in cui lui è re di Babilonia e lei la regina cristiana prigioniera che deve scegliere se chinare la testa o farsi mangiare dal leone (tutti pezzi di scenografia buoni per la successiva Cleopatra, qua). Fine intermezzo, è deciso, si sposano. Si stanno per sposare quando Tweenie avvista una nave. Siamo salvi! Ma così si infrange il sogno dell’ammirabile Crichton. Perché lei gliela vuole ancora dare ma lui dice no, non si può. Le cose devono riprendere il loro ordine prestabilito. Ma sob. E parte per l’America, dove vivrà felice con Tweenie, mentre lei sposa un simpatico puttaniere. Una storia bellissima, tristezza infinita, due ore lisce, chapeau per Cecilio.

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