Recensione su Contagious: Epidemia mortale

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Una pellicola di difficile collocazione, ma paradossalmente pregna di significato e vita / 30 giugno 2015 in Contagious: Epidemia mortale

L’adattamento cinematografico del titolo in italiano, inganna, e molto. Difatti, l’epidemia mortale citata, non è che la cornice di una storia che tratta il genere zombie sotto diversi aspetti, lontani dai canoni abituali, che nello splatter ne hanno individuato il costrutto.
Sin dall’inizio la pellicola si adagia su ritmi lenti, che ricalcano appieno le atmosfere e i paesaggi mostrati, realizzando una sorta di rappresentazione della quiete in un’apocalisse. Una calma, però, che ha il sapore dell’angoscia.
Schwarzenegger interpreta un personaggio che cela il suo dolore dietro un abito di apatia, ricamato da una mimica spoglia, ma essenziale. Un personaggio che battezza un nuovo modo di esplorare il genere, ormai in voga nell’ambiente.
Maggie, come in realtà dovrebbe chiamarsi il film, è semplicemente la storia di una ragazza che cerca di vivere la sua ”umanità’, anche quando questa è corrotta da un virus che ne altera gli aspetti.
In definitiva, un viaggio psicologico, individuale, che non ha bisogno di strade da percorrere, o vette da scalare, ma memorie da apprendere, e soprattutto ricordare.
Una pellicola di difficile collocazione, ma paradossalmente pregna di significato e vita.

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