Recensione su We want sex

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22 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Questo titolo che hanno messo nella versione italiana è manifestamente troppo idiota, per cui ho lasciato la locandina originale. Sembra di andare a vedere un porno.
Invece è una commedia, come spesso accade very british, sulle donne dello stabilimento Ford di Dagenham che entrano in sciopero in seguito alla decisione dell’azienda di classificarle come operaie non specializzate per pagarle meno. Il fermo del loro lavoro finisce per bloccare anche quello degli uomini, che tentano, capoccia dei sindacati in testa, di farle desistere. Ma loro andranno fino in fondo, gli hombres si dovranno adeguare e la Ford, grazie anche all’appoggio di una balda ministra per il non ricordo cosa, se la piglierà nel culo. Oh yeah!
Nel gruppo delle donne ovviamente ci sono le brave e doverose caratterizzazioni. Così Rita diventa la leader, e protagonista, la cui famiglia solo alla fine comprende quanto è importante la sua lotta e l’appoggia, poi c’è la vecchia col marito mezzo schizzato, la ninfomane (figa), la gnocca stupida (pleonastico ma… figa pure lei), la cicciona, ecc.
Il film ha qualche difetto di sceneggiatura, che appare soprattutto nella facilità con cui tutti i nodi vengono al pettine, e qualche grossa qualità, soprattutto la visione corale d’insieme della vita di fabbrica nel corso dei ’60s, la vita nei quartieri popolari ecc.. Dal collettivo si dipanano le storie e le debolezze private delle protagoniste, che cambieranno il mondo dando il via a una serie di riforme che in tutti i paesi del primo mondo porteranno alla parità (sì, ok, solo nominale, lo so che non c’è neanche adesso -.-‘) di retribuzione del lavoro maschile e femminile.

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