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Recensione su Mad Max: Fury Road

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La vergine quella bionda / 9 agosto 2015 in Mad Max: Fury Road

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Futuro apoca-post-atomic-whathever, fra un po’, deserto rosso. Mad Max è tornato, e un sacco di stronzi che vanno al cinema a vederlo e escono urlando UAAAAARGH e corrono a incensarlo sui soscial non hanno la più pallida idea dei film precedenti, e pensano che questo regista, questo Miller, sia uno che arriva dai cartoni animati. Maledetti, quando voi al liceo scopavate io guardavo Mad Max. Ok non bisognerebbe essere intolleranti, ma sono di cattivo umore. Il buon Miller, oltre ai cartoni animati, è dal 1998 che cerca di fare questo film.
Max sta nel deserto a fare non si sa bene cosa, viene catturato dai Figli della Guerra, una manica incazz**e di albini. Che lo prendono e appendono e usano come sacca di sangue, perché è 0RH-. Ovviamente l’umana razza è semiestinta e quel che rimane fa schifo, sub-umanità deturpe e malata di freaks. Tutto gira intorno a una blindocisterna che Furiosa, cioè Charlize Theheron (mo’ come si scrive questa? Quella col c**o del Martini), ma senza un braccio, dirotta per fuggire dalla Cittadella, e dal capo dei Figli della Guerra verso un futuro mmmeglio. Max si aggrega, il badass Immortan Joe li insegue con tutti i suoi motor-albini più un paio di amici. Un film di corsa, che rimanda a Speed e a John Ford con le sue diligenze, e agli anime apocalittici e infine a se stesso, a Konchalovskj e a cose a caso. In un polveroso mondo (che è per lo più o deserto della Namibia o CGI o entrambe le cose insieme), dove acqua e benza sono fonte di potere, il film non gira intorno a quello ma… ebbene sì, e spiace esser ripetitivo ma Miller è old school. Alla figa u.u e tu mi dirai che non c’era la figa in Happy Feet. E io ti dirò che hai ragione, ma non c’entra nulla. Insieme a Max e Furiosa fuggono 5 spose di Immortan Joe, gnocche spaziali, anzi no, post-atomiche, destinate a creare Figli della Guerra sani, perché gli altri son fallati. E tutti corrono dietro alle gnocche (tra l’altro a un certo punto spunta pure Megan Gale, sempre di italiche pubblicità a proposito). A precipizio è l’inseguimento costante e quasi senza soste, e se si fermano si menano uguale, per questo che probabilmente già è di diritto il film più tamarro dell’anno – il chitarrista messo sul veicolo con le casse sputafuoco e i tamburi dietro che suona la carica dell’inseguimento vince – nemesi del trombettiere delle giacche azzurre dei western.
Ho un appunto sulla linea a U nella trama, che sembra un po’ una cazz**e: ma come, più di un’ora a fuggire a rotta di morte e alla fine…. torniamo indietro? Ma sticazzi? E la velocità, fin stressante tanto estrema (Miller ha giocato coi fotogrammi per secondo, aggiungengo/togliendo dove serviva) e a perdifiato. La cura estetica dei dettagli, i costumi e i personaggi, montati pezzo per pezzo come fossero manichini di borchie e metalli e armi e istinti che pendolano tra il suicidio e la sopravvivenza, sono parte sostanziale del film, di cui concorrono a formare l’estetica, del pistone e del fuoco, e l’etica. L’orizzonte è distante, e colmo di nemici, cosa stia davanti è da decidere ma dipende molto da che parte giri il teschio/volante.

2 commenti

  1. hartman / 10 agosto 2015

    🙂 🙂 mi hai fatto venir voglia di vederlo al solo fine di capire meglio la tua recensione…. 🙂
    sempre # 1 @tragicomix!

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