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Recensione su Mad Max oltre la sfera del tuono

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19 febbraio 2017

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

“Mad Max – Oltre la sfera del tuono” esce nel 1985 e finalmente il titolo italiano riprende quello originale anche perché in questa avventura Max è privo della sua automobile, la V8-Interceptor che dava il titolo ai due precedenti film, andata distrutta nel film precedente.
Max arriva nella città di Barter Town, governata dalla crudele Aunty Entity (una strepitosa Tina Turner, autrice anche di due canzoni del film, We Don’t Need Another Hero e One of the Living) con cui entra da subito in attrito. Esiliato nel deserto, viene salvato da una tribù di ragazzini che col suo aiuto tenteranno di far rivivere un’umanità ormai in estinzione sulle rovine disastrate di una metropoli.
Nonostante le premesse il film ha meno successo dei primi due capitoli. A contribuire allo scarso risultato probabilmente il ripetersi di situazioni e stilemi ormai diventati cliché e una violenza più edulcorata (per la prima volta un film della saga non è vietato ai minori). Questa co-produzione americana dispose, per la prima volta nella saga, di un grosso budget che permise di imbastire una storia di più ampio respiro, anche se il risultato finale non fu convincente come il secondo film.

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