Recensione su Machete

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15 Novembre 2013

“Se stile è quella gabbia dorata che spesso è il volersi far riconoscere ad ogni costo, la “griffe”, allora è una pessima cosa perché invece che essere identificazione d’identità diventa un elemento abbastanza superficiale, diventa la negazione della libertà, infondo il lavoro creativo ha bisogno soprattutto di libertà, e questa gabbia dorata te lo impedisce, perché invece di pensare a creare qualcosa di nuovo, di interessante, di significativo, resti imprigionato nel fare qualcosa che ti renda riconoscibile.”
Renzo Piano, riguardo allo stile, da “Le intervistone”

E’ questo il dubbio che mi pervade preoccupantemente mentre guardo l’ennesimo film di Rodriguez. Che sia il solo ego a portare avanti tutto questo tripudio di omaggi al kitsch, ai b-movies e all’exploitation? Inizio ad avere seri dubbi sulla profondità di tali pellicole, iniziando a sembrarmi più meri giochi stilistici. Troppo facile parlare di messaggi politici sottesi, che in realtà non esistono.

10 commenti

  1. hartman / 22 Novembre 2013

    io non ho mai avuto dubbi sulla “profondità di tali pellicole”!!! 🙂

    • Bisturi / 22 Novembre 2013

      Si, ma chi cerca la profondità in tali pellicole ragazzi? 🙂 La profondità la cerchi altrove, non cerchiamo acqua nell’arido deserto, perfavore. Machete è un film irreale, iperviolento, così violento e sanguinario che la stessa violenza diventa innoqua e risibile. Chi può prendere sul serio una pellicola realizzata per esaltare un vecchio cinema da sala di terza visione? Io lo apprezzo, mi piace, ma di certo non ne faccio un mio modello estetico.
      Molto meglio, ad ogni modo, il machete di “Machete”, che per lo meno è girato “fintamente male”, che la stupidità irritante e becera dei nostri Soliti Idioti e Checchi Zaloni vari.

      • alex10 / 22 Novembre 2013

        secondo me…e questo sarà uno degli ultimi commenti che faccio su questo film…chi dice che machete tratta di problemi sociali dice automaticamente che è un film di mer*a e questo perché automaticamente dice anche che questo messaggio è mal inserito. la verità è che non c’è un messaggio e se ci fosse non sarebbe affatto ben inserito…non bisogna cercarle queste cose in film che non vogliono affatto inserirli.

        perchè anche nell’inserire elementi di natura filosofica o nel parlare di problemi sociali, signori, anche in questo ci vuole maestria…non è così semplice…
        e comunque machete kills mi ha deluso tantissimo…pkè è finto e banale in tutto…ed è niente 😉

  2. hartman / 22 Novembre 2013

    Concordo con @alex10, ci manca solo che questo venga additato come un film che tratta il problema dell’immigrazione clandestina..
    Quello è solo un pretesto per far volare teste come mosche e, soprattutto, unire il Messico di Rodriguez agli Usa quale principale mercato di approdo..

  3. Joel / 23 Novembre 2013

    Per “profondità” si possono intendere molte cose, tra le quali una analisi e/o rielaborazione di B-movie, e di un linguaggio proprio a correnti di cui parlo nella recensione (kitsch, exploitation e quant’altro). Rodriguez non è uno sprovveduto, parliamoci chiaro, e quando gira film del genere sa di cosa parla, quindi liquidarlo con un “fa schifo” mi pare piuttosto limitante. La mia perplessità riguarda il limite accessibile allo spettatore, cercando di capire se il regista avesse girato il film per se stesso o voleva realmente dialogare con lo spettatore. La mia perplessità era appunto il dubbio che, in questo caso, avesse fatto un monologo con se stesso. Insomma, mi pare che le perplessità stavano sulla parola “profondità”, e spero di aver chiarito 😉 @hartman @Bisturi @alex10

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