Recensione su Ma Rainey's Black Bottom

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La madre del blues e la partita dell’autodeterminazione / 19 Dicembre 2020 in Ma Rainey's Black Bottom

Di Ma Rainey’s Black Bottom si percepisce subito forte e chiara la matrice teatrale (firmata August Wilson, autore statunitense due volte premio Pulitzer): l’azione limitata a un paio di ambienti, la verbosità dei dialoghi molto “rimbalzati” tra gli attori in scena, il dinamismo -a tratti volutamente caricaturale- degli interpreti.
Ma Rainey’s Black Bottom fa parte de “Il ciclo di Pittsburgh” (10 opere teatrali, una per ogni decennio del Novecento), un progetto antologico con cui Wilson ha provato a (ri)scrivere una Storia del secolo breve, attraverso le vicende di alcuni personaggi afroamericani.
In particolare, in questo lavoro, Wilson affronta il tema del furto culturale e della mancata attribuzione di meriti (e retribuzioni adeguate) agli artisti afroamericani. Qui, il contesto è quello degli albori dell’industria discografica statunitense, ma credo che il discorso di Wilson sia da intendersi nel senso più ampio possibile, estendendosi ad altri campi (artistici e intellettuali) ed epoche.

Viola Davis, con il corpo opportunamente imbottito e il volto carico di trucco pesante in perenne disfacimento, interpreta efficacemente Ma Rainey, “The Mother of Soul”, una personalità fondamentale nella storia della musica e della cultura, non solo afroamericana, caduta nel dimenticatorio, dopo un breve periodo di grande notorietà.
Chadwick Boseman, qui nel suo ultimo film prima della morte sopraggiunta nell’agosto 2020, interpreta un cornettista della band di Ma Rainey, lo spavaldo Levee (un personaggio di fantasia).

Sia Ma che Levee hanno un obiettivo: dimostrare ai bianchi di non aver bisogno di loro e del loro ostentato paternalismo. Mentre Ma, con la sua esperienza decennale, sa come e quanto tirare la corda dei manager e dei produttori bianchi, il giovane Levee deve imparare ancora a stare al mondo (nonostante che, suo malgrado, abbia già vissuto due o tre vite). Il disprezzo che entrambi nutrono nei confronti dei bianchi è palese.
Ma è consapevole di avere un potere relativo su chi commissiona e distribuisce la sua musica e lo sfrutta finché può, con ogni piccola o grande furbizia a sua disposizione. Ma è una donna emancipata e indipendente e, nonostante tutto, deve continuare a guardarsi le spalle: in ogni sua bizza o sfuriata, è lucidissima. Ogni sua scelta mira a un obiettivo: umiliare i bianchi.
Levee è un ragazzo correttamente ambizioso ma frustrato che pecca di presunzione: ha la mente offuscata dalla baldanza e non è ancora capace di comprendere come usare le armi a sua disposizione.

Il film Ma Rainey’s Black Bottom è una buona messinscena di una parabola interessante sulla perenne partita dell’autodeterminazione, in cui Ma e Levee sono due facce della stessa medaglia.

(Sei stelline e mezza)

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