M - Il mostro di Düsseldorf

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M - Il mostro di Düsseldorf

Un maniaco terrorizza la città, avendo adescato e ucciso un alto numero di bambine. Il panico coinvolge sia la popolazione che la polizia. Le maggiori organizzazioni malavitose allora, in collaborazione con i mendicanti, si mettono alla ricerca del mostro, che catturano e processano. Primo film sonoro di Fritz Lang, ispirato ad un caso reale di cronaca.
mandelbrot ha scritto questa trama

Titolo Originale: M - Eine Stadt sucht einen Mörder
Attori principali: Peter LorrePeter LorreEllen WidmannEllen WidmannInge LandgutInge LandgutOtto WernickeOtto WernickeTheodor LoosTheodor LoosGustaf Gründgens, Friedrich Gnaß, Fritz Odemar, Paul Kemp, Theo Lingen, Rudolf Blümner, Georg John, Franz Stein, Ernst Stahl-Nachbaur, Gerhard Bienert, Karl Platen, Rosa Valetti, Hertha von Walther, Carl Ballhaus, Mostra tutti
Regia: Fritz LangFritz Lang
Sceneggiatura/Autore: Fritz Lang, Thea von Harbou, Egon Jacobson
Fotografia: Fritz Arno Wagner
Produttore: Seymour Nebenzal
Produzione: Germania
Genere: Thriller, Poliziesco
Durata: 117 minuti

Dove vedere in streaming M - Il mostro di Düsseldorf

L’architettura scenica, narrativa e mentale di Lang / 2 Agosto 2016 in M - Il mostro di Düsseldorf

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Stupefacente Lang, alle prese per la prima volta con il sonoro, ma in grado di sfruttare al meglio le potenzialità del nuovo strumento, un’attitudine che ben si palesa fin dal principio, con un folgorante incipit, quello della tiritera infantile, caratterizzato da un’innocente voce fuori campo che recita un’inquietante conta che segue come un alito mortifero una mamma prossima al lutto. E, poi, sarà proprio un suono (una melodia fischiettata) a svelare l’identità dal maniaco che adesca e infine uccide ignare bambine.

La prima parte del film è anche un eccellente esempio di quella che mi piace definire “staffetta narrativa”: mentre la vicenda di srotola in tutta la sua morbosa drammaticità, Lang mostra la reazione dei più disparati soggetti alla vicenda di cronaca che sta attanagliando la città, affidandosi ad una sorta di tenace filo invisibile che pone tutti in connessione.
Con un incredibile senso di fluida continuità (quasi con un piano sequenza), la storia passa dai bambini che giocano in cortile, alla madre (e alla casa) della povera Elsie, poi agli ufficiali di polizia impegnati nel caso, poi ai membri di un circolo maschile, poi alla riunione dei boss della malavita locale… e così via, con un veloce inserto riservato alla prima chiara apparizione del Mostro (visto doppiamente di fronte, mentre si guarda allo specchio): Lang seziona i fabbricati del tessuto urbano berlinese come se si trattasse di case di bambole, mostrandone arredi, abitudini domestiche, puri dettagli di colore.

E questa sua propensione all’uso degli artifici pittorici e architettonici è quantomai palese nel resto del film, pienamente espressionista (eppure realistico) nell’uso delle inquadrature dall’alto, utili a rappresentare le geometrie che regolano l’urbanistica del centro urbano (ricostruito in studio): “Fritz Lang, figlio di architetto e per un semestre studente di architettura, realizza un tipico film ‘da architetto’ (…). In ‘M’, l’architetto Lang fa della città uno dei personaggi principali del dramma (…)” (Licata-Travi, “La città e il cinema”, 2000).

Racconto sulla mostruosità dell’animo umano (non è solo lo sciagurato Hans Beckhert a dare sfogo ai propri abietti istinti, ma la popolazione tutta, pronta al linciaggio “a prescindere”, come mostra la sequenza dello scambio di persona), M sgomenta per la schiettezza con cui Lang espone la naturalezza dell’abominio, l’abissale profondità delle sue radici, così attorcigliate all’Io di Beckhert da prendere il totale controllo dei suoi atti e dei suoi sensi: “Chi può sapere come sono fatto dentro? Che cos’è che sento urlare dentro al mio cervello? E come uccido: non voglio! Devo! Non voglio! Devo! E poi sento urlare una voce, e io non la posso sentire!”. Beckhert è in trappola, all’interno della propria mente, esattamente come quando si ritrova fisicamente circondato dai suoi inseguitori in prossimità di un emblematico crocevia urbano e, successivamente, quando resta imprigionato nelle soffitte di un edificio che, come lui, esternamente appare rispettabile, ma che, tra le proprie mura, al piano più alto (corrispondente alla testa di un essere umano, se vogliamo) accoglie un assassino.

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Occhi nel fumo / 7 Gennaio 2014 in M - Il mostro di Düsseldorf

Un film dalle ampie volute di fumo, mai visto tanto fumo di pipa, sigaro, sigaretta o calumet in un set. Fumo e ombre, scuri profili lungo le mura.
I primi esperimenti del sonoro, con il vociare di cortili e locali in sottofondo, clacson e fischi di gendarme, rumore di passi che echeggiano nel vuoto con grande effetto a beneficio della greve atmosfera di mistero.
Gli sguardi di Peter Lorre, con gli occhi da rana fuori dalle orbite, sono l’essenza dell’espressionismo.

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Pesante ( in senso buono) / 12 Novembre 2013 in M - Il mostro di Düsseldorf

La pesantezza in senso buono che M, Il mostro di Dusseldorf ti pone davanti è quasi imbarazzante, i tempi sono molteplici, dai disturbi personali e deviati del protagonista alle difficoltà della folla di bramare la violenza in tutte le sue sfumature. Quando il proibito sfocia in qualcosa di troppo grande per poter contenere le emozioni. Fritz Lang è incredibile dietro la macchina da presa, il folm è del 1931 ma potrebbe essere stato fatto anche ieri, per quanto sia magistrale. Non do il voto pieno solo perché a volte qualcosa stona e non fa partire la scintilla completa che possa dare fuoco all’animo dell spettatore. Darei dieci undici e anche mille a Peter Lorre che con la sua interpretazione dell’assassino di bambine, riesce a sconvolgere il pubblico in maniera quasi sconcertante. Resta il fatto che noi della psiche umana ancora siamo anni luce dal comprendere qualcosa, è che proprio questo mette di più i brividi, chi si cela dietro ogni persona..

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14 Gennaio 2013 in M - Il mostro di Düsseldorf

M- il mostro di Dusseldorf-

Torna Fritz Lang in questa pellicola datata 1931.
Peter Lorre è M, un individuo semplice, un borghese piccolo piccolo che reprime la sua indole violenta di giorno e la lascia uscir fuori con il calare delle tenebre.
Le sue vittime? Bambini anzi bambine che sevizia ed assassina. La pellicola si apre con una filastrocca alquanto inquietante, bambini radunati in un cortile che la recitano e delle mamme preoccupate. Da giorni infatti questo signor nessuno affligge la cittadina di Dusseldorf con le sue terribili azioni. Omicidi seriali. La polizia brancola nel buio, i cittadini vivono nel sospetto, qualsiasi individuo potrebbe essere M, il mosto, il Mr. Hyde teutonico. Viene proposto un premio per la cattura, 10 000 marchi.
La Polizia è alla ricerca di questo squallido individuo invade tutto e tutti, ciò significa maggior presenza delle forze dell’ordine quindi meno opportunità per i criminali di guadagnare.
Cosa succede ? Tutti, dico tutti vogliono M. Le forze dell’ordine, quelle del disordine, i mendicanti, i curiosi.
La cattura segnerà l’inizio della fine per il nostro allucinante delinquente.
Egli infatti non viene preso dalla Polizia, viene catturato da un gruppo di criminali e verrà giudicato per le sue azioni da un tribunale composto dall’ “uomo di strada”: “Prostitute, ladruncoli, poveri, genitori che han perso i figli, appartenenti al sottoproletariato, assassini come lui..”. Emblematica la figura dell’avvocato difensore, abbastanza ironica in un contesto che ironico non ha nulla. Egli infatti è un ex ubriacone che difenderà un indifendibile fino all’arrivo..

Note del Don.
Peter Lorre incarna il cittadino sopra i sospetti, con i suoi occhioni grandi, il suo fare genitle, la cosa che lo tradirà nel film è il suo fischiare.
Il colmo è che verrà riconosciuto da un cieco.
Due anni dopo aver girato il film dovette fuggire dalla Germania. Perché?
Hitler va al potere.
Peter Lorre era ebreo.

Nel 1933 invece a Lang pare fosse stata offerta da Joseph Goebbels in persona la carica di dirigente nell’industria cinematografica, nonostante il regime avesse violentemente avversato M – Il mostro di Düsseldorf, ed avesse impedito la distribuzione di Il testamento del dottor Mabuse. Lang inizialmente accetta l’offerta, ma abbandona la Germania la sera stessa, sospettando una trappola.

DonMax

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Usare il sonoro come lo avesse sempre fatto / 29 Aprile 2012 in M - Il mostro di Düsseldorf

La bravura del regista è evidente in questo film che rappresenta una svolta dal cinema muto al cinema sonoro. é un film dove il resgista usa per la prima volta questa nuova tecnica dimostrandone una padronanza eccezzionale!