Recensione su L'uomo venuto dall'impossibile

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Molti difetti, ma ancora gradevole / 18 Luglio 2019 in L'uomo venuto dall'impossibile

Rivisto a distanza di molti anni, Time after Time mostra tutti i suoi difetti: il viaggio nel tempo viene mostrato con effetti risibili, che impallidiscono di fronte a quelli del vecchio The Time Machine di George Pal; il tema promettente dello choc del futuro del viaggiatore viene sfruttato solo parzialmente; alcune scene chiave, come la colluttazione finale, sono girate in modo assai poco perspicuo, per cui non è del tutto chiaro cosa avvenga davvero; Mary Steenburgen, la protagonista femminile, è insopportabilmente svampita (e il doppiaggio italiano aggrava ancora di più la cosa). Eppure il film risulta nel complesso godibile. Il merito, credo, sta quasi tutto in Malcolm McDowell, che seppur lontano dai fasti delle sue grandi interpretazioni riesce a rimanere in equilibrio tra ironia e dramma, e tra senso di smarrimento e dinamismo. David Warner è un po’ a disagio ma incute comunque una certa paura, e la trama offre qualche momento di suspense.
Lo spettatore distratto può restare interdetto dalla mancanza di una scena in cui H.G. e Amy ritornano indietro nel tempo di tre giorni dopo aver visto il giornale del futuro, ma l’evento è ovviamente implicito in quello che segue.

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