Recensione su L'uomo che verrà

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La Resistenza mite / 1 febbraio 2017 in L'uomo che verrà

Un film delicato e pungente, abbastanza dimenticato, piccolo e fragile come il pargolo della storia, l’orfanello rinato dalle ceneri dell’Italia nazifascista; l’uomo che verrà, appunto. La storia di Martina è quella di una bimba che ha smesso di parlare da quando il suo fratellino è morto, rappresentando con viva efficacia il popolo italiano ammutolito e depredato dalla nera morte della croce uncinata. Il film riporta alla luce l’eccidio di Monte Sole che con quello di Marzabotto rappresenta una delle pagine più tragiche della storia dell’Italia post 8 settembre ’43. Giorgio Diritti attinge alla tradizione cinematografica olmiana, quella del dialetto, delle stalle e dei paesini, della semplicità e durezza rurale, accompagnando la storia con le note leggere eppure cariche di vibrante dolore di Marco Biscarini e Daniele Furlati, e catturando la luce fredda di boschi e vallate emiliane con la splendida fotografia di Roberto Cimatti. Stupenda celebrazione della Resistenza mite italiana, quella fatta da gente semplice che non imbraccia le armi ma continua a vivere e generare coraggiosamente anche quando i venti della Storia minacciano tempesta.

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