Recensione su L'ultimo terrestre

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19 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il film che bisognava vedere perché la regia era di uno che è un figo coi fumetti, famosissimo, tale GP, di cui io comunque non ho mai letto nulla ma tanto era lapalissiano che andasse visto comunque.
Prima regia, e di qualcuno che di mestiere fa altro, quindi con tutte le debolezze del caso.
Luca ha una faccia da alieno già di suo e vive una vita triste e aliena, lavora nel Bingo con colleghi che son bestie, non ha rapporti con le donne perché è rimasto sotto shock per l’abbandono da parte della madre, va a brutte prostitute e l’unica amica che ha è un trans. L’assunto è che siamo in Italia e che stanno per arrivare gli alieni, la televisione non parla d’altro, altre spiegazioni non vengono date. Si innamora spiandola della vicina, mentre il padre sarà uno dei primi a entrare in contatto con gli alieni.
Dunque, il film è troppo lungo come spesso accade (si sa che il cinema è spesso una questione di sottrazione più che di aggiunta, nel senso che è più difficile togliere piuttosto che aggiungere delle parti inutili) e parte bene anche se poi non arriva davvero da nessuna parte. E forse più degli alieni è lo strato del tessuto morale e sociale di quest’Italia indefinita e notturna a finire nella lente, e a farsi disprezzare, dove vincono gli stronzi e i buoni vengon calpestati. Da questo punto di vista l’avvento degli alieni è il tramite per la palingenesi (uao) di una umanità che ormai non ce la fa proprio più, ed è incapace da sola di distinguere il bene dal male.
Non è un film imperdibile ma in un panorama non troppo pieno come quello italiano e per la sua originalità fa pur sempre la sua figura.
Doveva durare 20 min in meno e la faccia del protagonista è proprio strana.

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