Recensione su L'Udienza

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La stritolante macchina della Società / 14 settembre 2017 in L'Udienza

C’è satira grottesca e denuncia sociale e morale, in questo film, forse fra i meno conosciuti di Marco Ferreri.
Nonostante gli intenti graffianti e diverse trovate azzeccate, però, la sua risoluzione è molto lunga e, alla fine, stancante.

Jannacci, qui nei panni di un ex-ufficiale devoto a Giovanni XXIII, arriva a Roma dalla Lombardia perché intende parlare privatamente con il Papa attualmente in carica, ma una serie di severe convenzioni e la rigida e complicata struttura gerarchica del Vaticano gli impediscono di avere il colloquio rivelatore che potrebbe aiutarlo a risolvere un fantomatico problema.

Intorno a lui, nei mesi, forse -addirittura- negli anni, fioriscono personaggi di ogni sorta e ciascuno di essi rappresenta in forma di metafora un ingranaggio della stritolante macchina chiamata Società: un principe feticista legato alla Chiesa (Gassman in un piccolo ma significativo ruolo), una prostituta (la Cardinale), un funzionario della polizia vaticana (ottimo Tognazzi), un faccendiere del clero (Michel Piccoli).

Fin dall’inizio della sua disavventura, l’Amedeo di Jannacci dichiara: “è una situazione kafkiana”, quasi a precedere le naturali considerazioni del pubblico, invitandolo a non scomodarsi in scontati commenti.
Pur essendo pienamente consapevole del gorgo in cui sta immergendosi, egli non demorde: l’asinina testardaggine di Amedeo è al contempo comprensibile e fastidiosa. Cosa potrà mai sciogliere, chiarire o rivelare un uomo che, sì, è investito di una carica tanto importante quanto quella pontificia, ma che, a conti fatti, è pur sempre un uomo?

Vista in un’ottica religiosa, l’ossessione di Amedeo sembra parafrasare la ricerca di risposte che il fedele, anche quello misticamente in crisi, invoca appellandosi alla religione, a un Credo che -affidato alla mediazione e all’interpretazione degli uomini- resta muto o indecifrabile, inafferrabile e sfocato (come il Papa osservato dal miope Jannacci con un binocolo).
Da un punto di vista a-religioso, il film di Ferreri può essere inteso come una critica al concetto e all’uso del Potere, di cui la Chiesa, intesa non come comunità, ma come istituzione religiosa, rappresenta un insondabile vertice.

Di spunti di riflessione, quindi, il lavoro di Ferreri ne offre a iosa. Peccato che, nel complesso, risulti vagamente slabbrato.

Nota a latere: mi piace credere, senza alcun tipo di supporto “ufficiale”, che Nanni Moretti, memore di questo film, abbia scelto anche per questo motivo Michel Piccoli per interpretare il pontefice dubbioso del suo Habemus Papam. Anzi, pigiando il piede sull’acceleratore dei miei voli pindarici, voglio immaginare il film di Moretti come uno spin-off di questo di Ferreri, con il faccendiere Amerin di Piccoli che, dopo anni di intrallazzi in Vaticano, riesce ad assurgere al soglio pontificio, ma viene travolto dal peso della carica anche perché conscio di quanto visto (e fatto) in precedenza.

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