Recensione su Love is All You Need

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6.5 / 30 Aprile 2013 in Love is All You Need

Mettere Susanne Bier e “Commedia” nella stessa frase sembra quasi un’ossimoro. La regista danese ci ha abituato ad intensi drammi (Non desiderare la donna d’altri, Dopo il matrimonio e In un mondo migliore), caratterizzati da storie tutto sommato semplici ma popolati da personaggi psicologicamente ben definiti. Emozioni e turbamenti sono sempre credibili e mai fittizi, spesso si dibattono sotto la pelle dei personaggi, non trovano sfogo, imprigionati in una rigidità culturale per noi impressionante, fino a che esplodono in modo così potente da impedirci di esserne toccati.
Love is all you need è una commedia. Punto.
Lontana anni luce dalle algide atmosfere dei precedenti film è ambientata in Italia, è colorata e brillante come i limoni, profuma di positività. Ciò non significa che sia una banale commediucola come tante. Ripropone molti clichè del genere ma i suoi personaggi (Brosnan compreso) hanno una loro identità drammatica credibile: il loro background emozionale è vero. Il marito della protagonista, ad esempio, è così farsesco da suscitare rabbia e non ilarità. La malattia, la vedovanza, la crisi vengono riportate in un quadro brillante senza per questo essere sminuite nel loro significato.
Per questa volta la Bier cambia tono ma non spreca il colpo.

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