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Recensione su Nameless - Entità nascosta

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7 settembre 2017

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Cosa c’è di più tremendo per una madre se non perdere la propria figlia? E cosa c’è di ancora più crudele e straziante se non la speranza frustrata di poterla ritrovare? Claudia è la redattrice di una casa editrice spagnola. Cinque anni prima aveva perso la figlia Angela, rapita e uccisa barbaramente da sconosciuti. Dopo il tragico evento anche il suo matrimonio con Marc era andato a rotoli, ma aveva comunque trovato la forza di andare avanti. Questo fino al giorno in cui riceve la telefonata dove una ragazza afferma di essere la figlia e la implora di venirla a salvare. Nella donna si accende un barlume di speranza e inizia a indagare con l’aiuto di Massera, il detective che si occupò del caso, e di Quiroga, un reporter di un giornale sul paranormale. Le tracce porteranno a una setta di sadici e depravati, i Senza Nome, le cui origini risalgono ai campi di concentramento nazisti. Questo film, tratto dal romanzo La setta di Ramsey Campbell, rappresenta l’esordio cinematografico per Jaume Balagueró, divenuto poi celebre con la saga [REC] realizzata in coppia con Paco Plaza, regista a sua volta di Second Name (2003), altra pellicola tratta da un romanzo di Campbell, Pact of Fathers (2001). Nonostante i principali punti salienti della trama siano presenti nella pellicola, questa presenta comunque sostanziali differenze dal romanzo. Dall’Inghilterra e Scozia del testo si passa comprensibilmente alla Spagna, paese di produzione del film. Alcuni personaggi cambiano nome, mentre altri sono assenti in favore di ulteriori inventati per il film. La protagonista nel romanzo si chiama Barbara e non Claudia, mentre la figlia conserva il nome di Angela (Amber nella versione originale); il marito Arthur diventa Marc e nel romanzo muore quando Angela è ancora piccola; Il giornalista Quiroga è invece una donna di nome Gerry Martin; manca completamente il personaggio di Ted, amico della protagonista che la aiuta nelle indagini in luogo del detective Massera. Dove il film diverge maggiormente dal romanzo, è nella completa assenza della componente sovrannaturale. Nel romanzo, ad esempio, Angela possiede una specie di “luccicanza” negativa, che è poi il motivo che l’ha resa appetibile alla setta. Lo stesso culto segreto è guidato da una forza oscura capace di controllare gli adepti. Nel film tutto rientra invece nei binari della razionalità e del realismo. Il finale del film tradisce il romanzo anche nello spirito. Questo si chiude, infatti, con un colpo di scena crudele e senza speranza, con una reinterpretazione dei fatti che richiama in qualche modo Rosemary’s Baby di Polanski nella ricomparsa del marito, colui che ha cospirato contro la protagonista fin dall’inizio. Il finale del romanzo è invece più consolatorio, anche se lascia non risolti diversi fili narrativi. Non spiega, ad esempio, cosa sia esattamente la forza che guida la setta e quali siano i suoi scopi ultimi. I Senza Nome di Balagueró si propongono invece di isolare l’essenza del male attraverso supplizi atti a raggiungere l’estasi attraverso il dolore, cosa che gli accomuna con i supplizianti di Hellraiser o con la setta del più recente film francese Martyrs. Rispetto i film citati, il regista mostra comunque molto meno sangue e truculenze. Uno dei meriti del film è infatti quello di procedere, nonostante l’argomento, senza cercare gratuiti effetti gore, ma puntando su una narrazione dal tono dimesso, sulla suspense e sull’angoscia creata dal non visto. La recitazione di Emma Vilarasau nei panni della protagonista, efficace nel restituire il dolore, lo sgomento e la determinazione di una madre nel ritrovare una figlia che credeva morta, insieme al commento sonoro fatto di ossessivi battiti cardiaci, risultato della distorsione della parola “mamma” che Angela dice al telefono, contribuisce a mantenere un’atmosfera di tensione incombente. Dove il film sembra peccare è nella lentezza narrativa e nell’eccessiva verbosità. Molte sono infatti le scene dove i protagonisti parlano o ascoltano qualcosa che non è mostrato sullo schermo. La stessa indagine procede senza particolari guizzi, perdendosi spesso in inutili sottotrame, e riservando al finale un ennesimo lungo spiegone.

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