Recensione su Looper - In fuga dal passato

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Be at Rix. / 7 giugno 2014 in Looper - In fuga dal passato

Alla fine delle fini, il film in questione non è poi malaccio, dài.
C’è dentro un po’ di tutto: un futuro simil-distopico, in cui le disparità sociali sono particolarmente accentuate (da notare che le macchine dei meno abbienti si muovono ad energia solare); qualche sprazzo di steampunk (moto senza ruote, a propulsione “boh?”; armi da fuoco degne di Butch Cassidy e Sundance Kid; il denaro sonante è rappresentato da lingotti d’oro e d’argento, yippi ya ye; ecc.); viaggi nel tempo e relative elucubrazioni sufficientemente giustificate sul piano narrativo; telecinesi e bambini intelligentissimi pseudo-indemoniati.

In mezzo a questo calderone, la vicenda ondeggia con cali e risalite di interesse dello spettatore, ma nel complesso la pellicola svolge in maniera sufficiente il compito di intrattenere la platea in maniera -diciamo- onesta.
Ci sono una scena di accoppiamento repentino (ma invisibile!) di cui non ho compreso francamente l’utilità ed un attore-bambino inquietante come l’Omen che mi ha fatto venire la pelle d’oca ad ogni primo piano, ma sono dettagli su cui ho saputo soprassedere.

Willis sta invecchiando, ahimé. Joseph Gordon Levitt è davvero bravo (e parimenti ridicolo: quel trucco sul viso e le lenti a contatto non giovano alla sua credibilità) ad imitare le smorfie e le espressioni facciali del suo alter ego. C’è una scena, in particolare, quando si trova al cospetto di Jeff Daniels in cui, seduto alla scrivania, sciorina tutto, dico tutto, il repertorio di ammiccamenti e strizzatine d’occhio del caro Brillis: degno del Saturday Night Live.
Paul Dano non pervenuto, Emily Blunt né carne né pesce, abbonata ai film un po’ fantacerebrali.

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