2009

Il mio amico Eric

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Il mio amico Eric
Il mio amico Eric

La vita di Eric non brilla certo per successo, benessere e armonia: l'ultima moglie lo ha lasciato, ha due figli adolescenti ingestibili e sempre più nei guai, la sua autostima è a livelli infinitesimali ed è immerso nell'eterno rammarico di non aver saputo amare l'unica donna che abbia davvero amato. Solo gli amici - quelli storici - sembrano stargli vicino incondizionatamente, ma non basta. Oltre al loro affetto, però, Eric possiede qualcos'altro di veramente speciale: la passione per Eric Cantona, calciatore fuoriclasse; una passione così bruciante che, quando la situazione si fa davvero critica e disperata, si trasforma in qualcosa di magico... Per Eric, è tempo di riscatti.
wigelinda ha scritto questa trama

Titolo Originale: Looking for Eric
Attori principali: Eric Cantona, Steve Evets, Stephanie Bishop, John Henshaw, Gerard Kearns, Stefan Gumbs, Lucy-Jo Hudson, Justin Moorhouse, Matthew McNulty, Smug Roberts, Mick Ferry, Maxton Beesley, Steve Marsh, Ryan Pope, Cleveland Campbell, Laura Ainsworth, Julie Brown, Des Sharples, Greg Cook, Johnny Travis, Kelly Bowland
Regia: Ken Loach
Sceneggiatura/Autore: Paul Laverty
Fotografia: Barry Ackroyd
Produzione: Francia, Gran Bretagna
Genere: Drammatico, Commedia, Sport
Durata: 119 minuti

9 marzo 2013 in Il mio amico Eric

Mi ha fatto pensare immediatamente al libro di Nick Hornby "Tutto per una ragazza" (Slam) per il rapporto Sam-Tony Hawk / Eric-Eric Cantona.

13 gennaio 2013 in Il mio amico Eric

Film incostante che si rivela totalmente soltanto nella seconda metà, quando inizia realmente a funzionare. Nel complesso comunque da vedere, simpaticissimo Cantona!

20 dicembre 2012 in Il mio amico Eric

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La storia è di quelle da sobborghi inglesi e tifo da stadio, Eric, un postino non giovane, ha due figliastri che non lo ascoltano, una casa disordinata e sporca e ha abbandonato trenta anni fa la donna che amava per paura delle responsabilità. Tutto gli sta andando letteralmente allo sfascio, aveva la passione per il rock'n'roll anni '50 e ce l'ha ancora... continua a leggere » per il Manchester United, di cui ha tutti i poster in camera, in particolare quello di Eric Cantona, un ex giocatore francese del Manchester che per i tifosi era un dio, si faceva il figo tirandosi su il colletto nelle pubblicità della Nike (memorabile il suo “Au revoir” ai demoni) ed era uno di quelli geniali ma fondamentalmente testa di cazzo. Altrettanto memorabile quando prese a calci rotanti tipo in faccia uno spettatore a bordo campo e si prese 9 mesi di squalifica.
Era un excursus. Insomma, ad un certo punto succede che questo Eric in un certo qual modo si sdoppia e gli compare Cantona, lui personalmente di persona, in camera. E fumandosi le canne e bevendosi vino lo psicoaiuta, a suon di proverbi francesi sul non arrendersi e rischiare, sul provare a riconquistare la sua amata. A ciò si aggiunge il dover rischiare ancora più grosso, per tirare fuori il maggiore dei figliastri dai casini in cui s'è cacciato con uno tizio matto e pericoloso, che è una specie di boss cattivo del quartiere.

Ora. Ken Loach ha abituato da anni a fare film dalla parte dei deboli, ad approfondire ambienti degradati tramite storie in cui far risaltare la forza dei sentimenti. Ma qui fa un pochino di più. Perché oltre a limitarsi all'usuale precisa rappresentazione dei sobborghi di Manchester, gli amici al pub (grandi gli inglesi, che tornano a casa dal pub e la prima cosa che fanno è… aprire un'altra birra XD), la solidarietà che lega vite piccole di persone qualunque, fa quel passo surreale in più con il personaggio di Cantona, fantasma-proiezione che solo Eric vede, come se fosse la personificazione di tutti i suoi sentimenti repressi per trent'anni, a cui rivolgersi. Da solo, o grazie a Eric, Eric riuscirà pian piano a rimettere in sesto una vita che ormai sembrava alla deriva, e il lieto fine fa sorridere perché vorrebbe (ci riesce, poi non so quanto sia vero) dimostrare come i problemi si possano superare e tutto valga comunque la pena di essere vissuto. L'Eric non Cantona è un poco Woodyallenesco, io son stato melenso?

Provaci ancora Eric / 25 aprile 2011 in Il mio amico Eric

Fa doppiamente piacere la visione dell’ultimo film (a dire il vero penultimo nel momento in cui scrivo queste note…) del buon vecchio Kenneth Loach: in primo luogo perché si tratta di un film ben riuscito e compatto come non sempre succede a questo artigiano inglese che sforna opere con un ritmo piuttosto intenso; in secondo luogo fa piacere constatare... continua a leggere » che si tratta di un Loach particolarmente allegro e ottimista che sembra in qualche modo contrapporre alla consueta indignazione verso le ingiustizie sociali un rimedio, una trovata (di sceneggiatura e di vita) in grado di ristabilire un po’ di consolazione e di rivincita per il perseguitato protagonista e tutti coloro che rappresenta.

Il concetto di ottimismo naturalmente è relativo rispetto alla spietata denuncia dello squallore morale e materiale inglese cui il regista ci ha abituato e che anche qui domina la prima parte del film: finchè non compare la fata buona nelle imprevedibili vesti di Eric Cantona e allora tutto cambia e l’altro Eric, il postino protagonista ritrova un po’ alla volta il bandolo della sua vita e della sua psiche in fase di iniziale crollo depressivo.
Cantona svolge qui in qualche modo il ruolo che il personaggio di Bogart rivestiva in Provaci ancora Sam ma quello era solo un’icona, qui abbiamo invece il monumentale calciatore in carne ed ossa che conferisce subito una presenza scenica dirompente, ricca di ironia ed autoironia e catalizzatrice dell’attenzione dello spettatore.

Oltre al ritrovare sé stesso, come soluzione accessoria a tutti i guai per suggerimento del deus ex machina Cantona, non poteva mancare l’attiva solidarietà degli amici, umana e di classe, di pub e di ambiente di lavoro (oltre che, visto il tema, di pullman di tifosi del Manchester United).

E la scena pre-finale con tutte le maschere del divo, indossate da individui piccoli, storti e dalle pance gonfie di birra, è indimenticabile nel messaggio, questo sì ottimista, che porta con sé e che completa la ricostruzione di Eric-postino insieme alla ritrovata stima dei figliastri, al successo scolastico della figlia e al ritrovato rapporto con l’antica fiamma, l’occasione scioccamente sciupata tanto tempo prima.

17 febbraio 2011 in Il mio amico Eric

Girato con maestria e ispirato da una sceneggiatura profonda e intelligente, è uno di quei film che vorresti non finisse mai, tanta è l’empatia.

Eric Bishop è un postino di mezz’età sbatacchiato dalla vita: abbandonato dalla seconda moglie, è costretto a crescere i figli adolescenti di lei che gli procurano un sacco di guai. L’incontro con... continua a leggere » Lily, il grande amore dal quale era scappato trent’anni prima, fa rimbombare in lui tutti i fallimenti della sua vita. Trova conforto unicamente nella sua stanza da letto, piccolo tempio consacrato ad Eric Cantona, mitico fuoriclasse del Manchester United che con il suo metro e novanta di caratteraccio e goal leggendari riempie il cuore del piccolo Eric.
A lui si rivolge il nostro postino, in un momento di sconforto e dopo un bel po’ di marijuana; e per incanto lo vede materializzarsi: “le Roi”, immaginario Virgilio, che saprà riportarlo sui giusti binari attraverso l’inferno della quotidianità per ritrovare la felicità perduta. Grazie al suo idolo, Eric scopre di avere già le risorse di cui ha bisogno per riscattarsi, dentro di sé e tutt’intorno, perché ad aiutarlo davvero saranno gli amici, personaggi ricchi di umanità interpretati da un impagabile gruppo di simpatici “secondi ruoli”.

Eric Cantona, barbuto monumento di simpatia che regala aforismi pomposi e comicissimi, infonde magia a questa pellicola completa: una commedia surreale e drammatica, intensa e piena di emozioni, che utilizza il mondo del calcio come metafora di solidarietà, comunità, appartenenza.
Sembra un Ken Loach nuovo: niente conflitti sociali, né contestazioni politiche, toni lievi da commedia che prevalgono sui risvolti tragici; ma in realtà il regista inglese rimane fedele a se stesso mantenendo le tipiche ambientazioni, la compassione per il proletariato – visto sempre con amore – e le stesse problematiche, arricchendo una commedia leggera con un sottotesto sociale e politico tutt’altro che scontato.