Recensione su Il lungo viaggio verso la notte

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2 giugno 2015

Per una strana coincidenza, ho visto questo film poche ore dopo “Chi ha paura di Virginia Woolf?” e questo potrebbe aver inficiato il mio giudizio. Come il film della Taylor, di pochi anni successivo – e come un altro film contemporaneo, Che fine ha fatto Baby Jane? -, Long Journey si presenta come un interminabile grandguignol emotivo: per ben 3 ore i protagonisti si lacerano vomitandosi addosso tutti i loro disagi, i loro drammi, i loro fallimenti. Come le altre citate pellicole, lo spettacolo è sfibrante per lo spettatore, che ne esce annichilito e – dramma dei drammi – segretamente annoiato. Innegabile la bravura delle dive coinvolte – Crawford Davis Hepburn Taylor -, che si cimentano in una prova di rara, estrema (eccessiva?) intensità, in un periodo in cui l’efficacia di una prova attoriale si misurava anche nella violenza delle passioni che esprimeva. Ciò non basta perché grandi interpretazioni si trasformino in grandi film.

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