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Recensione su Lola corre

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28 dicembre 2012

Manni chiama la sua fidanzata Lola: ha appena perduto in metropolitana 100.000 marchi derivanti da un affare sporco. Deve consegnarli entro 20 minuti o verrà ucciso. Lola gli dice di attenderlo. Penserà a qualcosa. Inizia a correre, per andare da suo padre, dirigente di banca, a chiedergli il denaro, poi per raggiungere Manni…
Di qui tre variazioni sul tema: la storia si ripete tre volte e in ognuna un piccolo intoppo modifica le cose portando ad esiti diametralmente opposti…
Il fatalismo come tema dominante: il caos domina le esistenze e ogni piccola cosa può cambiare il destino di ciascuno.
Il destino è oggetto del film anche indirettamente: assistiamo in alcune diapositive alle immagini sul futuro delle persone che incrocia Lola durante la sua corsa (e che nelle tre varianti saranno completamente diverse).
Il tocco del regista si fa sentire: immagini vertiginose, la camera che gira attorno ai personaggi claustrofobicamente, fotogrammi che si susseguono rapidissimi, innesti di fumetto, carrellate da capogiro (soprattutto ad inizio film).
Una musica incalzante che cede il posto a ritmi più lounge quando meno te lo aspetti.
A suo modo un opera d’arte, tra surrealismo e futurismo, underground e beat.

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