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Recensione su Logan - The Wolverine

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Un film sul Logan uomo e non sul mutante / 2 marzo 2017 in Logan - The Wolverine

Ben più di un film di supereroi, è questo che mi viene da dire dopo la visione di questo nuovo e ultimo capitolo dedicato al mutante con gli artigli. James Mangold (già regista del precedente capitolo di Wolverine) riesce a creare una storia davvero avvincente e ricca di significati, una pellicola atipica, che rilegge il canone classico del cinecomic. Si tratta di una pellicola per certi versi dark, “marcia”, buia, che mescola i sapori di sangue e morte. I personaggi di Xavier e Logan non sono quelli che siamo stati abituati a vedere nei precedenti film, sono cambiati, sono invecchiati, sono perennemente affaticati e vivono nel ricordo di tempi passati che sono ormai solo lontani ricordi, e guardano con tristezza ed amarezza ad un presente che sembra ormai avergli voltato le spalle e ad un futuro senza più speranze. È qui secondo me la forza del film, nella profondità e nei tratti psicologici dei personaggi, tormentati interiormente, ma con una sorta di saggezza che li porta a fare quasi sempre la scelta giusta. Logan non crede più nella società intorno a lui, ed è profondamente segnato dalle cicatrici sia fisiche ma soprattutto psichiche lasciategli dal passato, ma riesce comunque a trovare la forza per aiutare il suo amico ed ex mentore Xavier ormai gravemente ammalato. Il film non dispensa buoni sentimenti, l’umorismo è regolato al minimo e le scene d’azione sono poche ma ben dosate e a mio parere proprio per questo la pellicola si rivela una degna conclusione della trilogia dedicata al mutante con gli artigli.
Un film che finalmente si discosta totalmente dalle storie e dallo stile dei fumetti.
CAPOLAVORO ASSOLUTO.

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