Recensione su Locke

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Hard Life / 13 Marzo 2016 in Locke

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Atipico dramma di Steven Knight, al suo secondo film da regista dopo una vita da sceneggiatore, con un gran Tom Hardy.
Film girato in tempo reale, la storia accompagna il lungo “flusso di pensieri” del capo-cantiere Ivan Locke nella sua notte al volante, fra tradimenti e sensi di colpa, partite e costruzioni di palazzi, amici e amanti, dove il protagonista non può che destreggiarsi dicendo sempre la verità, conscio delle conseguenze drammatiche che talvolta questa intrinsecamente porta con sé.
L’ambientazione è quindi l’auto del signor Locke, munita di telefono attraverso cui il protagonista parla a sua moglie, ai suoi figli ma sopratutto immaginariamente a suo padre, colpevole di averlo abbandonato tempo addietro, “cardine” inevitabile delle decisioni di Ivan proprio quella notte. Sentendosi profondamente colpevole nei confronti degli altri (figli,moglie,dirigenti,amante) il giovane Tom Hardy tenta però di far la decisione più consona a ciò che un pignolo come lui ha sempre fatto: non scappa ma affronta i problemi da uomo, caricando esclusivamente su di sé “le fondamenta” della sua vita.
Spicca la recitazione di Hardy, mai banale e sempre sorprendente, dotata di un gran senso emotivo e di una “pulizia” notevole.
Film a limite, a tratti in realtà più un monologo che forse avrebbe spiccato il volo sul palcoscenico anziché davanti la macchina da presa, comunque piacevole riflessione sulla vita di un uomo coraggioso, conscio degli errori commessi e dotato di un senso di responsabilità forse troppe volte manchevole ai giorni nostri.

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