13 Recensioni su

Locke

/ 20136.9219 voti

Mi ami? Ma quanto mi ami? E mi pensi?Ma quanto mi pensi? / 9 Agosto 2021 in Locke

Ho rievocato questo tormentone spot della Tim (o era ancora SIP?) per parlare di questo film stramboide.
Il genere è quello ultra-estremo , potemmo dire “one-man-show” tipo Buried con Ryan Reynolds : un attore , una location, un telefono.
Giusto per non spoilerare(anche perchè la spoilerata maggiore l’ho già fatta …) , c’è un clamoroso Tom Hardy che sorregge da solo tipo Ercole tutta l’impalcatura del film , per circa 1h e mezza.
Non aggiungo altro…se non consigliare di guardarlo perchè ne vale la pena.
Mi sarei aspettato solo un guizzo finale in più,ma il film merita davvero perchè nonostante la sua “presentazione” , non annoia mai ed è davvero interessante come lo spettatore apprenda connotati caratteriali e profondità del protagonista, solo attraverso le sue conversazioni.

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Hard Life / 13 Marzo 2016 in Locke

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Atipico dramma di Steven Knight, al suo secondo film da regista dopo una vita da sceneggiatore, con un gran Tom Hardy.
Film girato in tempo reale, la storia accompagna il lungo “flusso di pensieri” del capo-cantiere Ivan Locke nella sua notte al volante, fra tradimenti e sensi di colpa, partite e costruzioni di palazzi, amici e amanti, dove il protagonista non può che destreggiarsi dicendo sempre la verità, conscio delle conseguenze drammatiche che talvolta questa intrinsecamente porta con sé.
L’ambientazione è quindi l’auto del signor Locke, munita di telefono attraverso cui il protagonista parla a sua moglie, ai suoi figli ma sopratutto immaginariamente a suo padre, colpevole di averlo abbandonato tempo addietro, “cardine” inevitabile delle decisioni di Ivan proprio quella notte. Sentendosi profondamente colpevole nei confronti degli altri (figli,moglie,dirigenti,amante) il giovane Tom Hardy tenta però di far la decisione più consona a ciò che un pignolo come lui ha sempre fatto: non scappa ma affronta i problemi da uomo, caricando esclusivamente su di sé “le fondamenta” della sua vita.
Spicca la recitazione di Hardy, mai banale e sempre sorprendente, dotata di un gran senso emotivo e di una “pulizia” notevole.
Film a limite, a tratti in realtà più un monologo che forse avrebbe spiccato il volo sul palcoscenico anziché davanti la macchina da presa, comunque piacevole riflessione sulla vita di un uomo coraggioso, conscio degli errori commessi e dotato di un senso di responsabilità forse troppe volte manchevole ai giorni nostri.

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Mah.. / 8 Marzo 2016 in Locke

Premetto che questo film mi è stato consigliato da più persone, quindi ero carica di aspettativa; l’idea alla base del film mi incuriosiva parecchio, l’avere un solo attore, una sola location… è un qualcosa di strano e potenzialmente ottimo. Peccato che poi il film sia del tutto “piatto”, dopo pochi minuti è già ben chiara la situazione, non ci sono misteri o colpi di scena, a 10 minuti dalla fine ancora non capivo dove volesse andare a parare. Il finale poi è in linea con il resto del film… noioso, a mio parere.
Insomma, ci sono rimasta decisamente male.

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Da vedere / 9 Febbraio 2016 in Locke

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ivan Locke è un capo cantiere, protagonista di una vita perfetta, fino al momento dal quale prende il via il film. Una situazione particolare lo costringerà, mentre si trova per strada, a parlare via telefono per cercare di risolvere le cose. Si scopre infatti che ha avuto un’avventura di una notte e sta per avere un figlio da questa donna. Locke sembra non provare niente per questa donna, che per lui è effettivamente un’avventura capitata una volta sola in quindi anni di matrimonio ma vuole assolutamente avere il bambino. Il perché lo scopriremo durante il film, con Locke che farà capire di essere stato abbandonato da piccolo e di non voler ripetere lo stesso errore del padre. Con la sua scelta, perderà lavoro e famiglia, ma avrà preso la decisione che voleva, che più gli sembrava giusta visto il suo passato.
E’ un film molto particolare, che si svolge quasi interamente all’interno della BMW X5 del protagonista, con Tom Hardy, bravissimo, che è l’unico attore che appare in carne ed ossa. Tutti gli altri, moglie, figli, capo, colleghi, donna dalla quale aspetta il figlio, parlano soltanto tramite il telefono della sua auto. L’intero film è quindi caratterizzato quasi esclusivamente dal protagonista che cerca di tenere i contatti con la sua famiglia, dopo aver svelato l’accaduto e che cerca di portare avanti il lavoro al quale era stato assegnato, nonostante il licenziamento.
Veramente una grande prova da parte di Hardy, ed una bella idea per quanto riguarda trama, sviluppo e coinvolgimento. Un film decisamente particolare, ma assolutamente consigliato.

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flashback questo sconosciuto / 16 Ottobre 2015 in Locke

Basta una piccola crepa per compromettere la stabilità di un edificio perché quelle crepa col tempo crescerà, lo sa bene Ivan locke che per un piccolo errore ora sta compromettendo la sua vita. In quella BMW si consuma il dramma dell’eroe di omerica memoria che per fare la cosa giusta perde tutto ma riscatta il suo nome dall’onda paterna… e poi c’è Tom Hardy!

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Tom Hardy WOW / 13 Settembre 2015 in Locke

L’interpretazione di Tom Hardy è straordinaria e l’autostrada notturna è un’ambientazione stupenda.Ma il film nell’insieme è un po’ noioso…

13 Settembre 2015 in Locke

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Non so davvero se definire questo film curioso o noioso.
Premetto di averlo visto solo in alcuni momenti, per molto tempo mi sono limitata ad ascoltare i dialoghi facendo altre cose, ascoltandolo come sottofondo quasi fosse un audio libro.
Infatti chi come me non regge i film statici non può sorbirsi un’ora e mezza di protagonista che guida e luci stradali e basta.
Tuttavia non mi sono mai sognata di interromperlo, perchè la vicenda mi ha molto presa e io dovevo davvero sapere come sarebbe andata a finire per Locke, un uomo troppo corretto per essere vero.
Penso sia un film per pochi, e io ho trovato solo un “compromesso” per vederlo.
Però bellissimo l’amore per il calcestuzzo ahahahahahaha mi ha commossa (studente di ingegneria edile-architettura)

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Wow… 7! / 10 Giugno 2015 in Locke

Un film davvero insolito e ben diretto, con UN SOLO protagonista, un grande Tom Hard (il “Bane” de Il Cavaliere Oscuro!)… accompagnato da telefonate e voci in un tragitto in auto nella notte, verso una meta definita… Non aspettatevi il solito film, qui si parla di scelte, di svolte, di emozioni e sensazioni. Vedetelo, e capirete di cosa parlo. Molto bello.

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Tutto d’un fiato / 29 Dicembre 2014 in Locke

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

A volte vediamo film che non ci aspettiamo. Quando mi sono preparato per la visione di “Locke”, ero spiazzato dall’idea di come rendere “intensi” 90 minuti di viaggio in auto, girati in presa diretta. Eppure il film funziona. La regia è pulita, piacevole e le immagini digitali sono nitide e pulite. Il protagonista riempie la scena con la (falsa) calma di chi ha un duro compito da portare avanti e “miglia da percorrere prima di dormire”.
Quello che avviene nei minuti del viaggio è bruciante, forte, persino “troppo”, troppo per il protagonista e per lo spettatore, sospeso anche lui nel sovrapporsi delle telefonate, fino all’ultimo semaforo, all’ultima curva, all’ultima chiamata in viva voce.
Gran bel film.

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8 Agosto 2014 in Locke

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il titolo e protagonista è questo tizio che a un certo punto esce dal cantiere dove lavora, si leva gli stivaloni antinfortunistica, prende la macchina e parte per Londra. Così, peccato che dietro si lasci un cantiere, di cui è responsabile, che proprio la mattina seguente deve ospitare la più grande colata di cemento mai vista (che boh, magari a sentire questa cosa qualcuno del ramo squirta), con in ballo troppiaia di dollah. O sterle. Ma lui deve andare a Londra, dove una tizia che ha farcito (sì, farcita u_u) sta per partorire, e comincia a fare migliaia di chiamate. Alla tizia, alla moglie a cui dice “tesoro guarda, ho farcito una, ero sbronzo”, che ovviamente la prende bene e sviene, ai figli, al suo capo, che pure sviene, al suo sottoposto che deve fare tutto quello che non ha fatto lui per salvare la colata seguendo le istruzioni al telefono, manco fosse Ambra, a Chi l’ha visto?, a qualcun altro che non ricordo.
Come se non bastasse, quando per due minuti non parla al telefono, gli si accende nella testa un dialogo immaginario col padre, che doveva essere si evince proprio una testa di ca**o, ed è sempre tutta colpa dei genitori, e in questi casi lui mattarello strepita con l’invisibile fantasma nello specchietto retrovisore. Pur sempre un intero film, e di un’ora e mezza diamine, su di una persona in macchina di notte, e sta in piedi e non barcolla neanche un po’, segno di una sceneggiatura non a prova di bomba ma studiata e limata come se si facesse più spesso sarebbe bello. Se ne evince solo un po’ che i muratori siano tutti stupidi – che aspettava lui a chiedere i permessi per far passare i suoi tir di cemento, la Besana strega strana? No, devono mettersi a telefonare di notte agli assessori. Che è più divertente. E il vice poi.
Evidentemente Tommy si fa il pezzone di bravura, visto che tutto è lui-centrico, e saper recitare ca**oseaiuta.

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Adios Xsj / 4 Luglio 2014 in Locke

Quando avevo letto la trama di Locke, uno dei primi film a cui pensai immediatamente fu Buried di Rodrigo Cortès del 2010. Come la pellicola con Ryan Reynolds, questo lungometraggio condivide infatti quasi tutti gli elementi di base. Elementi presenti in scarso numero, ma che risultano assolutamente essenziali. Un solo attore, un solo luogo, un’interazione non interpersonale (che si manifesta tramite l’utilizzo del telefono) con gli altri “personaggi”, una narrazione interamente svolta in tempo reale. Le differenze stanno, oltre che nell’oggetto chiave della vicenda (bara/automobile), anche e soprattutto nelle intenzioni. Se il lavoro spagnolo cercava di trasmettere un forte senso di oppressione e claustrofobia nello spettatore, il film di Steven Knight mira più a scuoterlo, attraverso il perpetuarsi di avvenimenti nefasti che caratterizzeranno la notte del protagonista. Avvenimenti a cui lo spettatore dovrà assistere, anche se non direttamente, e dove l’unica possibilità di non sentirsi impotente di fronte ai fatti, di non dover “ingoiare il rospo”, sarà rappresentata dalle telefonate, l’unica barriera resistente al collasso totale dell’intera vita di Ivan Locke.
La messa in scena complessiva rende particolarmente apprezzabile questa pellicola: il tempo reale conferisce in maniera perfetta l’atmosfera del viaggio, un’atmosfera condita dalle luci della notte, dal traffico e da tutte le piccole cose che solitamente lo caratterizzano. Vedere le sfocate luci dei lampioni scorrere davanti allo schermo acquista in questo film un valore estremamente personale.
Il racconto si chiude poi nella maniera più semplice. Dopo la tempesta sopraggiunge sempre la quiete, tutto si sistema ad un certo punto e si ricorre ad un nuovo inizio. Non fa nulla se ciò risulta prevedibile, poco originale o buonista. Dopotutto, non è il viaggio quello che conta?

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9 Maggio 2014 in Locke

“E’ stata una gioia ed una grande sfida realizzare Locke in una maniera totalmente nuova, girato in real time, Locke è una novità.”
Steven Knight – regista, sceneggiatore, ideatore

Scritto in funzione degli 85 minuti che lo contengono, Locke vive su di essi senza salti temporali. Girato in sole otto notti, il tempo visivo ricalca i minuti reali di un viaggio denso di significato pratico più che ideologico. La sceneggiatura, banale dirlo, è fulcro progettuale di otto giorni sul set, e più che mai diventa sostanza la scrittura del testo, che prende forma perentoriamente prima di imbracciare la videocamera, negando di conseguenza sviluppi in corso d’opera.
da tale prologo scaturisce la concezione di una forma operandi netta nelle proprie scelte, partorendo parimenti un altro modo di intendere la proiezione cinematografica, della quale è forse troppo giudicare “mai vista”, ma sicuramente non meno di audace e innovativa.

l’uomo, la vettura, il viaggio e la sua vita, mai mostrata attraverso immagini ma presente più di ogni altra cosa a mezzo sonoro, invade l’esperienza dello spettatore e crea essa stessa il presupposto inscindibile. E’ tutto racchiuso nel confronto tra l’uomo, il vivavoce e lo specchietto retrovisore; tre elementi a creare il reale viaggio del protagonista, ben altra cosa rispetto al viaggio su strada, reale per certi versi, meno per altri, che null’altro è che il contenitore temporale dello sviluppo cogitativo dell’autore, totalmente epurato da qualsivoglia significato metaforico.
Ivan Locke è quindi il simbolo umano della determinazione che trova sostanziale forma nella volontà di scollamento genetico di eredità paterna: il “vizio di famiglia” è per Ivan più che un semplice tratto comune, e il riuscire a dimostrarsi forte nel negarlo è l’espiazione necessaria della colpa insita nel dubbio di non essere diverso da sua padre, giocandosi allo stesso tavolo la carriera, la famiglia e lo status sociale.
Intorno a questo “piccolo” cavillo dai tratti sfumatamente psicanalitici nasce il personaggio filmico, regalandoci uno stato transitorio mentale a tal punto da diventare sensoriale. La vera novità sta nel modo in cui è inteso l’assistere al film, che si pone come condizione più che visione, grazie probabilmente ad un Hardy che non lascia scivolare la scrittura del personaggio nel già visto compendio emozionale, affidandosi piuttosto ad una micro-mimica essenziale per lo scopo alto del film, e ad una fotografia “da galleria” che rafforza la neutralità. Tutto cerca di donarci una diversa sensazione del vivere il film. Il finale è la sottolineatura ultima di questa volontà.

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Andavo a cento all’ora. / 1 Maggio 2014 in Locke

(Sei stelline e mezza)

Il viaggio come abusata metafora dell’esistenza umana è, qui, non solo contesto narrativo, ma vero e proprio strumento che contribuisce efficacemente alla meccanica del racconto: una traversata notturna attraverso un territorio indecifrabile, privo di punti di riferimento (esclusi quelli offerti da una segnaletica stradale comunque quasi illeggibile per lo spettatore e da un GPS che sembra mostrare sempre lo stesso squarcio di autostrada), compiuta all’interno di un abitacolo-prigione collegato solo grazie ad un telefono cellulare con il mondo esterno (più proiezione mentale, a tratti, che realtà fisica), è un mezzo interessante e ben sfruttato nel dipanare la curiosa vicenda e la psicologia dell’unico personaggio in scena.

La sua ostinazione nel voler fare “la cosa giusta” in un preciso momento della propria vita suona forse un po’ troppo ideale, eroica per certi versi, giusta ma forse (cinicamente parlando, visto il motivo per cui manda a monte lavoro e vita privata) esagerata. Questo suo versante superomistico spinge la platea a parteggiare naturalmente per lui, benché, sottotraccia, permanga una certa incomprensione nei confronti di detta scelta.
Il sacrificio che Locke mette in atto sfiora un martirio che parrebbe ridimensionabile, se non evitabile e, di fondo, è questa esagerazione, per l’appunto, che, personalmente, non mi ha convinta del tutto.

Detto ciò, il film si lascia guardare con piacere, Hardy è sufficientemente convincente, l’ansia suscitata dalla pellicola è notevole.
Non ho apprezzato, invece, il doppiaggio italiano: i dialoghi sembravano meccanici, artefatti, ed i doppiatori mi sono parsi “fuori forma”. In particolare, poi, le voci di Donal e Bethan suonano troppo giovani per corrispondere a personaggi anagraficamente maturi come quelli affidati loro.

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