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Lo Zoo di Venere

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Lo Zoo di Venere
Lo Zoo di Venere

Sotto il titolo originale (“una zeta e due zeri”, crittogramma dai molti significati) c'è una storia con Alba che perde una gamba e un figlio in uno scontro in auto con un cigno, incidente in cui muoiono le mogli di due gemelli (già siamesi) etologi, Oswald e Osmund Deuce (i due O, zeri, del titolo inglese) che lavorano nello zoo di Rotterdam. I due diventano prima amanti di Alba, poi “padre” dei suoi nascituri e, infine, suicidi dopo che la donna, amputata anche all'altra gamba, trova l'anima gemella nel signor Arcobaleno, monco in carrozzella. Cerebrale sino all'esasperazione e perverso, è basato sul rapporto uomo-animale, sul corpo dei personaggi (sempre a figura intera senza piani ravvicinati) e sulla pittura (Vermeer soprattutto e i fiamminghi del '400 come Robert Campin e Jan Van Eyck). Fotografia: Sacha Vierny. Da vedere nell'edizione originale: la traduzione fa svaporare i frequenti giochi linguistici.

Titolo Originale: A Zed & Two Noughts
Attori principali: Frances BarberJoss AcklandBrian DeaconEric DeaconGeoffrey PalmerAndréa Ferréol, Jim Davidson, Wolf Kahler, Ken Campbell, Guusje van Tilborgh, Agnès Brulet, David Attenborough
Regia: Peter Greenaway
Sceneggiatura/Autore: Peter Greenaway
Colonna sonora: Michael Nyman
Fotografia: Sacha Vierny
Costumi: Patricia Lim, Dien van Straalen
Produttore: Peter Sainsbury, Kees Kasander
Produzione: Gran Bretagna, Olanda
Genere: Drammatico, Commedia
Durata: 115 minuti

13 Novembre 2013 in Lo Zoo di Venere

“Lo Zoo di Venere”
A Zed & Two Noughts-una zeta e due zeri-

Nella seconda metà degli anni ’80, nello zoo di Rotterdam, Peter Greenaway (pittore prima e regista poi) dirige una pellicola con la P maiuscola al limite fra grottesco ed estetismo. Un film disturbante ed allo stesso tempo magnifico, curato nei minimi dettagli attento al particolare.

La sua è una ricerca alla perfezione, questo è un dipinto in celluloide. Ogni scena è perfetta, è in equilibrio, è simmetrica e d’impatto come d’impatto è il tema che lega il tutto. La trama, aspetto prettamente secondario, ruota attorno alla vita di Oswald ed Oliver fratelli etologi segnati della perdita delle rispettive mogli. Un bruttissimo scherzo del destino le vede vittima di un incidente stradale. Oltre a condividere la tragedia, condividono la stessa passione/ossessione. Sono infatti degli attenti osservatori della putrefazione animale e lo spettatore viene coinvolto in questo delirante hobby (e stile di vita) attraverso una carrellata di immagini sgradevoli abbinate a una colonna sonora meravigliosamente armoniosa.
Accanto alla morte, Thanatos, vi è vita e amore, Eros, condividono la stessa donna vittima anch’essa dell’incidente tanto da rimanere con una sola gamba. La trama può risultare banale ma posso garantirvi che il film parla da solo, non ne ha bisogno. Lo spettatore viene buttato in un film che scuote, inquieta, turba restando puro, non volgare, non pornografico.

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30 Maggio 2013 in Lo Zoo di Venere

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Allora. Film di simmetria e decomposizione; espongo la trama perché tanto è verosimile che NON lo vediate. Un capolavoro. Meraviglioso. Non è piaciuto nemmeno al mio dizionario dei film, che uso di solito come punto di riferimento. Il quale, insieme ad un giudizio di mediocrità (*e mezzo) recitava, più o meno: Per invasati
Dunque: c’è una donna rossa di capelli che ha un incidente davanti a uno zoo per colpa di un cigno.
E qui già apriamo parentesi, perché ho un’amica la quale sostiene che il cigno, oltre a incidentarla e nel contempo, la stupri pure. Ora, dalle vette della davvero scarsa malizia che posseggo, io lo stupro del, no, dal, cigno non l’ho, come dire, colto?
Comun que. In macchina ci sono 2 donne, che muoiono. I rispettivi mariti sono gemelli, e siamesi (portano le cicatrici delle cesure fattegli per staccarli da piccoli) e cominciano a pensare alla decomposizione.
Mumble.
Dov’eravam rimasti???
Ai gemelli che pensano alla decomposizione e anche pensano MUMBLE…
Capite che una volta preso lo scivolo della decomposizione non si risale più.
Si sbattono entrambi una puttana-sarta (la Venere del titolo) che sta nello zoo e gira ponendo domande urticanti e difficili, del tipo: Ma, le zebre, sono animali bianchi a righe nere o animali neri a righe bianche? Di tanto in tanto liberano questa o quella bestia, la gabbia delle falene, un rinoceronte. Se ne stanno nudi in un letto disfatto e ricoperti di lumache.
Ricordiamo che nello zoo c’è una scimmia con una gamba sola.
Los gemellos attrezzano un laboratorio con centinaia di macchine fotografiche che flashano a ripetizione ogni istante successivo della decomposizione di questo o quel cadavere animale. E gli intermezzi in cui si mostrano musica e disfacimento dei kataferi stecchito-morti sono i miei preferiti. J’adore (qui mi piace perché detto dei cadaveri si usa quasi mai;).
Ah, pure la rossa, nell’incidente, ha perso una gamba. Se la sbattono anche monogamba. Tra loro e il dottore (di lei) la convincono ad amputare l’altra gamba – è importante, mai chiedersi il perché-, nel più classico dei porgi l’altra guan(mba).
Il dottore, dal canto suo, ha la fissa per la ritrattistica oladese del‘600, e la fa pettinare e agghindare come le nobildonne olandesi dei quadri di Vermeer, e ha una moglie/assistente che veste sempre di rosso e fa la vamp figaTroia nonostante sia orribile, un cesso che fatico solo a ricordare.
La (ormai) senza gambe ha una figlia che si chiama Beta, come la seconda lettera dell’alfabeto greco, ed è incinta (di chi? Di un gemello? Di entrambi? O del cigno???? O di me? – a questo punto sarebbe anche possibile), e abbandona i gemelli per un tipo (senza gambe) che si chiama qualcosa come Philippe Arc-en-ciel.
A questo punto, quale sarebbe la conclusione più logica?
. . .
Non esiste più da un bel po’, la più logica.
La rossa muore, non ricordo perché, ma promette che cederà il suo corpo (beh, quel che resta) ai gemelli per compiere finalmente i loro studi di decomposizione su di un cadavere umano. Ma poi invece no, non glielo da (tiè).
I gemelli, nel parco della villa di campagna della senza gambe, allestiscono un palco con le loro mille macchine fotografiche, si stendono, si siringano un veleno incognito e muoiono, tra miliardi di flash e musica e me rotto alle lacrime che non ci ho capito un’acca. Indifferenti, alcune nazioni di lumache accorrono bavose a ricoprire il tutto, finché con il loro viscidume non fanno saltare il generatore che dava corrente ai flash e fuochi d’artificio e finale grande.
Io ormai sono trasceso in un’altra dimensione (in seguito ho ascoltato quella colonna sonora per due settimane di fila).
I’d like si riuscisse a cogliere almeno un filo esile dell’atmosfera di malattia onirica che in tutto ciò ho colto – creduto di cogliere? – io.

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