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Recensione su Lo strano vizio della Signora Wardh

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20 luglio 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

“Il fatto stesso che il comandamento ci dica: “Non ammazzare” ci rende consapevoli e certi che noi discendiamo da una interrotta catena di generazioni di assassini, il cui amore per uccidere era nel loro sangue come, forse, è anche nel nostro »

Questa citazione di Sigmund Freud apre questo sensuale giallo con protagonista una Edwige Fenech all’apice della sua bellezza e del suo fascino.
Il regista Martino va oltre quello che potrebbe sembrare un semplice film erotico presentando al pubblico un thriller coinvolgente, morboso, con una concatenazione di eventi e di inaspettati colpi di scena che tengono lo spettatore con il fiato sospeso fino alla fine.
Ci sono alcuni difetti(il negarlo sarebbe ingiusto), ma Martino gira con uno stile e una padronanza dei propri mezzi davvero encomiabile, senza mai scadere nella violenza gratuita e catalizzando l’attenzione sulla splendida città di Vienna e sui suoi meravigliosi dintorni.
Intuire l’identità dell’assassino non è affatto semplice, Martino è molto bravo nel mettere fuori strada lo spettatore con continui depistaggi e colpi di scena che, man mano che si prosegue nella visione, scardineranno le sue certezze.
Ottimi i tanti flashback presenti che fanno riferimento agli incontri sessuali della Fenech e del suo amante sadomaso, un passione la loro che oscilla tra amore e morte, tra sangue e sensualità(la scena di sesso con i vetri rotti è di una bellezza e di una drammaticità unica)
Ottimo anche l’accompagnamento musicale a metà strada tra musica psichedelica e melodrammatica(la scena in cui l’accompagnamento musicale è costituito solamente dalla cadenza del battito di un cuore è una vera e propria trovata geniale).
Un film ottimo, da annoverare tra i più interessanti thriller-noir che hanno popolato la scena italiana agli inizi degli anni’70.

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