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Recensione su Lo strano caso di Angelica

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Arigatò Manoel (commozioni) / 31 gennaio 2013 in Lo strano caso di Angelica

Il grande cineasta qui si conferma anche supremo tessitore di atmosfere, oltre che mirabolante interprete dell’estetica della morte e dell’immortalità dell’anima. De Oliveira non sta applicando soltanto degli stilemi, ma li sta anche ribaltando, li va evocando per smentirli e ricrearli. Alla sua maniera, affabulatoria e apparentemente modesta, che suscita costante meraviglia.
Opera che all’altissima fattura coniuga una stilizzata drammaturgia; cinema di infartuante bellezza che scaturisce da un senso della costruzione dell’immagine senza pari; l’invenzione è costante, l’approccio, quasi sperimentale, prescinde dal genere.
Un capolavoro. E basta.
L’ho visto con un ospite californiano (couchsurfing), con la consapevolezza che la visione di questo capolavoro non si può condividere (to share), perché una commozione non si può sommare (the addiction) ad un’altra commozione.
Non mi resta che dire: Grazie maestro Manoel, grazie. E farlo alla giapponese, nascondendo le lacrime di commozione che furtive già si fanno notare.

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