Recensione su Lo scapolo

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Lo scapolo d’oro. / 1 ottobre 2014 in Lo scapolo

Commedia acutissima che, usando il pretesto del racconto di costume, affronta il serio tema delle aspettative: cosa ci si aspetta da un giovane uomo, con una solida posizione lavorativa, un buon conto in banca ed una certa facilità di interagire con le ragazze? Il matrimonio, è ovvio.
Per estensione, quale sembra sia la maggiore occupazione femminile, anche qualora la donna di turno sia economicamente indipendente e affermata socialmente? La ricerca di un marito, è altrettanto ovvio.

Pietrangeli dipinge un quadro dell’italianità media, ancora ampiamente diffusa, tratteggiando la macchietta estrema dello scapolo d’oro, qui calzata come un guanto da Sordi, e rappresentando una vasta gamma di stereotipi femminili, tutti azzeccati, tratteggiati a tutto tondo, anche quando appaiono sullo schermo per pochi minuti (vedi, la bella edicolante o la sorella del protagonista).
Le descrizioni d’ambiente, oserei dire neorealiste, con diversi dialoghi registrati addirittura in presa diretta, sono estremamente riuscite.

Breve ma efficace apparizione di un giovane Nino Manfredi.
Poco incisiva la Milo. Di lì a pochi anni, nel 1961 e poi nel 1963, lei e Pietrangeli si sarebbero ritrovati per ben più felici collaborazioni, Fantasmi a Roma e, soprattutto, l’impagabile La visita.

Come al solito, ribadisco che Antonio Pietrangeli è stato un grande regista di costume italiano, troppo poco ricordato e celebrato: i suoi pochi film vengono, purtroppo, programmati sempre in orari infelici.

2 commenti

  1. paolodelventosoest / 1 ottobre 2014

    Vero, io stesso ammetto la mia ignoranSa… proverò a recuperare con la filmografia di Pietrangeli

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