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Recensione su Lo chiamavano Jeeg Robot

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Supereroe romanesco / 27 marzo 2017 in Lo chiamavano Jeeg Robot

Anche gli Italiani possono fare un film sui Supereroi; dopo “Il ragazzo invisibile”, più incentrato su un adolescente, questo bel film diretto da Gabriele Mainetti.
Inizio subito frenetico e interessante con un ladruncolo, Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria), inseguito dalla polizia. Per scappare, si getta nelle acque del Tevere dove però ci sono alcuni bidoni tossici che lo cambieranno.
Infatti dopo una nottata passata con la febbre, Enzo si reca con Sergio, uno dei membri della banda de Lo Zingaro (Luca Marinelli) che imperversa in città, a recuperare la cocaina che due extracomunitari portano in corpo. Ma l’azione finisce male, Sergio viene ucciso ed Enzo
si scopre dotato di una forza sovraumana. Inizialmente la userà per i suoi scopi criminali senza però darsi al lusso sfrenato ma acquistando le solite cose che fanno parte della sua vita (budini, dvd porno).
Enzo è introverso, pensa solo ai fatti suoi, è forse uno delle persone meno adatte per avere grandi poteri (perchè da questi derivano grandi responsabilità); sarà l’incontro con Alessia (Ilenia Pastorelli), la figlia un pò problematica di Sergio, appassionata di Jeeg Robot che a volte fatica a distinguere il mondo reale dal suo un mondo di fantasia.
Intanto lo Zingaro cerca di scoprire che fine ha fatto Sergio e la sua partita di droga.
Film italiano che mischia sapientemente elementi fantastici con la realtà romana (sulla scia di Romanzo Criminale) con bande che si dividono il territorio. Piccolo difetto, la parlata romanesca che soprattutto all’inizio rende difficoltoso seguire i dialoghi. Di questi tempi, abbiamo bisogno di un eroe e la figura particolare di Enzo ne riassume pregi e difetti.

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