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Recensione su Little Sister

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Little Monsters / 4 marzo 2017 in Little Sister

Questa stramba tragicommedia mi è piaciuta decisamente.
Personaggi ben caratterizzati con pochi tratti e senza particolari eccessi, amore per i freak e i nobodies, una protagonista che stupisce per la curiosa capacità di far convivere in sé la fede religiosa e un’innata propensione e una sorta di predisposizione fisica nei confronti dell’iconografia e dell’estetica goth e metal più spinta: Colleen è sempre stata una ragazza “diversa” (al liceo aveva una sola amica e tutti i compagni le evitavano) e la decisione di diventare suora la rende, se possibile, ancora più “aliena” agli occhi degli altri.

Ho trovato molto azzeccata la scena in cui Colleen convince il fratello, Jacob, orrendamente sfigurato dalle ustioni riportate dopo un incidente occorsogli durante una missione in Iraq, a uscire finalmente di casa e a fare una passeggiata: lui è un gigante il cui volto è una maschera fatta di piaghe, lei è una ragazzina con il rossetto nero e il caschetto fucsia vestita come un’educanda. Un bambino li incrocia e gli chiede: “Siete dei mostri?”. “Sì”, risponde lei quasi fiera. Un siparietto degno della Famiglia Addams o… Ouh ouh, anzi! Della combriccola di un’altra serie tv su quella falsariga, I Mostri.

Senza voler fare confronti impropri, ma solo per “giocare alle affinità”, la scena in cui Jacob viene “rapito” dagli amici per partecipare a una festicciola in suo onore, con tanto di spogliarellista dedicata che, quasi, lo soffoca con le sue -ehm- grandi attenzioni, mi ha ricordato una sequenza molto simile di The Elephant Man di Lynch, quella in cui John Merrick viene prelevato dal suo aguzzino e ricondotto tra le perduti genti con cui era cresciuto, venendo colto da una crisi.

Il film trasuda simpatia ed empatia, con la sua rappresentazione delle normali inadeguatezze in cui, nella vita reale, è frequente imbattersi: timore di non sapere che fare di sé e della propria vita, paura di crescere e di prendersi delle precise responsabilità nei confronti di terzi, terrore di deludere chiunque, incapacità di accettare i propri limiti, difetti e, più in generale, deficit.

Nel cast, e non credo sia un caso, nei panni della madre di Colleen, c’è Ally Sheedy, la Allison di Breakfast Club, la più stramba (per l’appunto) del mitico gruppetto di John Hughes.

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