?>Recensione | Little Children | 7.5

Recensione su Little Children

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7.5 / 4 aprile 2014 in Little Children

L’esasperazione che vive Sarah, interpretata da una Kate Winslet (candidata all’Oscar) sempre all’apice delle sue potenzialità, è tangibile sin dai primi minuti. Sin dalle prime inquadrature che la vedono coinvolta in una chiacchierata sterile al parco con le altre mamme che abitano il suo quartiere.

La provincia americana può essere soffocante per una donna che si discosta dal conformismo bigotto e perfettino insito nelle altre femmine della specie e nel contesto in cui si muovono. Sarah non rispecchia i requisiti della madre/moglie modello. E’ una madre fra le madri, è vero. Ma non è una donna preconfezionata. Per la sua vita non ha scelto di seguire una lista di cose da fare, di comportarsi come il comune buon senso richiede, come han fatto invece le altre donne della zona residenziale di cui è costretta a far parte. Il mondo apparentemente perfetto in cui l’ha rinchiusa suo marito (porno-dipendente), poco prima del parto.

Sarah è una persona innanzitutto. Ama sua figlia, ma non per questo ha deciso di dedicarle tutto, sacrificando se stessa, anche se il suo sguardo basso e sottomesso alla vita sembrano riferire ben altro.

Patrick Wilson invece interpreta Brad. Uno dei rari casi di “mammo”. Un uomo che si occupa a tempo pieno di suo figlio Aaron, mentre la moglie va a lavorare. Un personaggio che anima le fantasie e i pettegolezzi delle altri madri che portano i figli a giocare nello stesso posto, ma a cui nessuno ha mai rivolto parola. Probabilmente per paura di infrangere l’etichetta. Non sta bene che una donna sposata si rivolga ad un altro uomo. Se desiderabile e di bell’aspetto poi…
Ma sotto a quella sua aura da principe dei sogni, non si nasconde altro che un fallito, un inetto. Uno che nella vita ha concluso ben poco. Umiliato costantemente dalla superiorità di ruolo ricoperto dalla moglie, Brad si comporta come un ragazzino capriccioso e insolente. Che le racconta bugie piuttosto che studiare e riuscire una volta tanto a raggiungere un traguardo.

E come adolescenti che cercano di sfuggire dall’ala protettrice dei genitori, come figli in cerca di indipendenza, Sarah e Brad si scoprono complici di una fuga vero la libertà. Amanti in un relazione senza fondamento, nata da un’amicizia sempre più erotica e profonda, trasformatasi in una passione trasgressiva e coinvolgente. Sempre più incline a farli sfuggire a quella vita infelice. A farli sentire vivi. Irresponsabili. Alleggeriti da ruoli alientanti.

Con la sua regia impeccabile e sapiente, Little Children si occupa anche di altri vissuti, accomunati sempre dalla tristezza e dalla solitudine che si può avvertire solo in un contesto così dilaniante, accentuato dalla fotografia asettica e patinata curata per l’occasione da Antonio Calvache.

Todd Field cattura lo spettatore catapultandolo in uno spaccato umano realistico, che sgretola il perbenismo da soap opera del suburbano statunitense per smascherare il vero volto dell’americano medio, senza mai ricadere nella retorica e nella voglia di giudicare.

Un film fatto d’attori e di oggetti, in cui il rumore del treno che fa perennemente da sottofondo disorienta e alimenta la voglia di evadere. E di non essere come i protagonisti.

In Italia Little Children non è mai stato distribuito, ma non prendetela come scusa per farvelo sfuggire.

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