Recensione su L'Ingorgo

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cattivissimo / 9 giugno 2017 in L'Ingorgo

un ingorgo stradale di dimensioni esagerate è usato a pretesto per dipingere un ritratto impietoso dell’umanità: un crescendo di situazioni amorali che passano dalle meschinità ai furti, dall’indifferenza alla prevaricazione, dalla scortesia allo stupro nell’arco di 36 allucinanti ore che assumono ben presto un temperamento assurdo da apocalisse. forse esagerato nei toni e nella rappresentazione di una cattiveria senza scampo, senza speranza e senza giustificazioni. al pari di altri film del genere, che in maniera egregia interpretavano la resa dei maestri della commedia all’italiana dinanzi alla trasformazione dell’italiano medio – tra tutti, Un borghese piccolo piccolo di Monicelli e Brutti, sporchi e cattivi di Scola – anche Comencini dice la sua e il responso sembra chiaro: non è il caso di nutrire più alcuna fiducia nell’animo umano. forse l’eccessiva frammentazione delle situazioni è il limite di questo film, che pare voler mettere troppa carne al fuoco rischiando di sbagliarne la cottura. tuttavia, se non tutti i ritratti sono riusciti, la maggior parte centra in pieno l’obiettivo e il disagio arriva fortissimo allo spettatore, uno fra tutti l’episodio dello stupro, davvero disturbante. a stento sopportabile il personaggio di sordi, qui all’apice della meschinità e cattiveria.

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