Recensione su Lo sconosciuto del lago

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Vittime sacrificali / 25 Dicembre 2013 in Lo sconosciuto del lago

Si trattava solo di aspettare, senza fretta, fumando l’ennesima sigaretta con lo sguardo distrattamente rivolto al lago appena increspato da una leggera brezza. Tutti avevano il loro giorno, la loro ora: prima o poi sarebbe arrivato. Senza fallo. Lo aspettava, lo aspettava davvero, con trepidazione; ma forse avrebbe dovuto scappare a gambe levate. Via, il più lontano possibile. Ma, lo aveva constatato con una certa rassegnazione, non poteva stare lontano da lui, nonostante il terrore, nonostante la paura che lui prima o poi gli potesse fracassare la testa con una mazza o che lo facesse fuori, magari annegandolo. In quel lago dalle acque limpide ma infestato da siluri di diversi quintali, che spolpavano i cadaveri. Ma sì, forse il ruolo di vittima sacrificale gli si addiceva. Lo sapeva e si detestava per questo.
Bellissimo film in cui ci si interroga sul significato dell’amore, dell’attrazione. Con un certo fatalismo cupo, tragico, malinconico, ma in modo realista, senza infingimenti. I dialoghi, quasi rohmeriani nella loro insignificanza, danno un ulteriore tocco di veridicità a tutto il racconto, così come i personaggi di contorno, spesso bizzarri ma autentici. Un vero thriller psicologico, molto intrigante e con un finale splendido.
qui la “colonna sonora”.

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