Recensione su Lincoln

/ 20126.8352 voti

18 febbraio 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

A parte che ho quasi litigato con A, perché io ero disposto a vedere questo film al cinema solo in inglese, considerato quanto ho sentito spernacchiare il doppiaggio di Favino da chiunque lo abbia visto in italiano. Si tratta degli ultimi mesi (4 siore e siori) della vita di quel simpatico barbetta caprina di Abe Lincoln, con Spielberg che sceglie di incentrare il focus non sul biografismo ma sullo sviscerare una singola questione, che ne racchiude non dico infinite ma quasi altre e che possa rendere l’idea di che capra, azz, di nuovo, uomo fosse. Una parte per il tutto, come si suol dire. Lincoln è presidente e repubblicano, siamo al tramonto della guerra civile americana (gennaio 1965) e lui vuole riuscire al contempo a chiudere la guerra e ad abolire la schiavitù, che della guerra era stata la causa, col tredicesimo emendamento che blabla. Per farlo deve remare contro pressapoco tutti, nonché ricorrere a una serie di sotterfugi mica da poco, sul filo del cavillo lessicale, che padroneggia da buon avvocato, e della truffa. Anzi, a volte anche un po’ più in là. Ma di tal grande portata è il fine che non può, e in questo caso è stato storicamente vero, che giustificare i mezzi, anche se ho i miei dubbi che possa andare sempre così di culo. E basta, un film dalle mille parole, con Abe che racconta storie su tutto e a tutti (mi ricorda qualcuno. No, però non barze), che deve tenere insieme una famiglia, con moglie trotterellante sul sentiero della pazzia e figlio (inutilissimo ruolo per coso Gordon Lewitt o come si chiama) che vuole per forza andare a fare la carne da cannone. Ennò ca**o, tu non ci vai! Quanto possono essere idioti i giovani…
Abe, come è noto ed evidente, è incarnato da Daniel Day-Lewin, il quale fornisce l’ennesima prova di mostruosa bravura, nella pacatezza e risolutezza dei discorsi e nelle movenze (Lincoln era stra-alto e camminava buffo, e infatti temo per il povero Daniele che lo abbiano messo quasi sui trampoli, è il doppio di quasi chiunque altro). Ciò detto il film riesce nell’intento di essere un ottimo esemplare di cinema che fa anche storia, la lunga durata si beve tutta senza problemi (a parte un vecchino che avevamo davanti che scoppiava a ridere quando non c’era da ridere, e viceversa. E faceva ridere.) anche se è, inevitably, un film prettamente americano e per americani. L’eredita storica e politica di Lincoln, l’importanza di quanto venne compiuto in quei mesi, si percepiscono tutti, ma svariati meccanismi burocratici e legislativi della camera dei rappresentanti non possono che sfuggire a chi non sia born in the USA, e altre cose sembrare prettamente ridicole (del resto, un sacco di cose tutti i giorni ci sembrano ridicole, degli americani); per cui viene mancato, e abbastanza platealmente, il bersaglio dell’universalismo, del poter parlare a tutti. Ciò detto, avercelo, qualcosa di simile su non-so-cosa-storico italiano. Ah, e c’è anche un ottimo e anziano Tommy Lee Jones. Nel ruolo, udite udite, del corrispettivo di Marco Pannella.

2 commenti

  1. Lenore Beadsman / 24 febbraio 2013

    Quasi

Lascia un commento

jfb_p_buttontext