Recensione su Lincoln

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15 febbraio 2013

Steve Spielberg gira con maestria e tecnicismo senza sbavature una film che piuttosto che pensare incentrato sulla figura di Lincoln, è diretto alla trattazione di quello che fu l’iter legislativo che ha portato il Presidente e Camera e Senato ad approvare il XVIII Emendamento, che ha ha abolito la schiavitù in America. Proprio perchè sono 2 ore e 30 di nomi, leggi, mosse sotto banco, politica del voto e persuasione, può risultare difficile trovare un appiglio, un’ancora di interesse. Per quel che mi riguarda ritengo che il film sia pesante, ma il minutaggio è volato via mentre ero impegnata a tentare di mantenere le fila del discorso e a stare dietro i mille nomi pronunciati. Ci sono riuscita solo in parte e questo influisce sul mio giudizio non troppo entusiasta, che si somma al fastidio per una messa in scena un po’ impomatata, sopratutto quando il focus era sul rapporto padre-figlio ( maggiore, cioè un inutile Joseph Gordon-Levitt), e all’irritazione per una colonna sonora, di John Williams, banale, scolastica e del tutto anonima, pure ridondante. Le cose migliori sono la regia, il make-up e soprattutto la fotografia, oltre all’interpretazione eccellente di Daniel Day-Lewis e dei comprimari.

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