Recensione su Lincoln

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6 febbraio 2013

A me invece il doppiaggio è piaciuto da pazzi. Un timbro un po’ inconsueto per dare voce ad un uomo che è veramente esistito, e che non aveva la voce stereotipata di un doppiatore ma la voce qualunque di un uomo.
Il film l’ho adorato. E’ ambientato quasi esclusivamente al chiuso dentro delle stanze ed è parlato, parlato, parlato. Piace o non piace questa è la sua identità, e se visto partendo dal presupposto che è questo quello che ti vuole offrire e che ti offre allora devo dire che non ho trovato difetti. Il messaggio che trasmette è bellissimo e profondo, però non lo smercia a poco, diciamo che la profondità morale che raggiunge se la guadagna col sudore, e non sembra un film o un’opera teatrale, sembra di stare in quelle stanze e di sentire le storielle che Lincoln ama raccontare come se lui le stesse raccontando a te. Nonostante sia molto lungo e difficile da seguire non mi è sembrato di essere una semplice spettatrice (magari anche un po’ annoiata), ma mi sono sentita coinvolta perché in più punti la situazione si fa intima e Lincoln sembra parlare a te, a me. Poi parliamo di Spielberg, uomo che prima di essere un bravo regista è un uomo dotato di altissima intelligenza, e i suoi film lo mostrano, hanno un’intelligenza, un calibro, una bellezza, una precisione, una geometria matematicamente appaganti. Non so se mi spiego bene. Bello bello. Sarebbe 8 1/2, voto 8.

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