Recensione su Lincoln

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5 febbraio 2013

Lincoln finisce là dove The Conspirator di Redford inizia. Questi due film andrebbero proposti in un confanetto unico e non solo per le scelte stilistiche (la fotografia dai contrasti attenuati e dai colori luminosi che idealmente riporta lo spettatore in un passato splendente).
Che Spielberg e Redford siano due sostenitori di Obama non è un mistero per nessuno ed è forse vero che Spielberg con questo biopic su Lincoln vuol parlare anche dell’attuale presidente in carica ma questo non è il punto fondamentale, secondo me.
Quello che mi colpisce è come in America ci sia un forte rispetto per la storia (americana è chiaro). La nascita di una nazione che per anni, per decenni, è stata vista come una nazione moderna, liberale, il paese dei sogni, dove ogni uomo ha possibilità di lanciarsi all’assalto al suo destino e realizzare il suo sogno, rende evidentemente orgogliosi gli americani. La ratifica di una costituzione e l’abolizione della schiavitù (obiettivo che superava gli inglesi, l’impero colonialista per eccellenza) sono punti d’onore per un americano.
Figure come Lincoln e come JFK incarnano questi sentimenti e vengono proposte e descritte con ammirazione.
Spielberg ritorna ad un progetto interessante e ripropone un film nelle sue corde (anche Amistad era decisamente venuto bene), forse non merita un oscar per questo film (non è comunque Schindler’s list e neppure salvate il soldato Ryan) e non lo merita neppure il film, e non perchè sia brutto ma perchè non è indimenticabile. E’ un ottimo biopic, un film dai sani principi, infarcito di una buona dose di retorica. E’ un film che però va visto per il valore storico e per il significato che ha.
Chi merita una standing ovation è Daniel Day Lewis. Non c’è in giro un attore migliore di lui. Non fa decine di film all’anno, sceglie con cura e prepara con minuzia i suoi ruoli (vedere il suo palmares per credere). Il suo Lincoln è memorabile. Anche Tommy Lee Jones se l’è cavata alla grande, ma Daniel Day Lewis è stato formidabile.

3 commenti

  1. paolodelventosoest / 5 febbraio 2013

    Sono d’accordo, andrebbero visti in sequenza (e anche quello di Redford è un capolavoro, secondo me).
    Sull’obamismo, beh, Lincoln era un repubblicano doc e i democratici da questo film escono come rozzi sudisti… Non so quanto possa essere un buon messaggio pro-dem, questo 🙂

  2. henricho / 5 febbraio 2013

    Ma penso più per la figura del presidente carismatico…indipendentemente dallo schieramento politico…credo che il riferimento sia più o meno lì..poi non so, è un’impressione che ho avuto io 😉

  3. Noloter / 5 febbraio 2013

    @paolodelventosoest
    @enrico
    Penso che l’accostamento Lincoln-Obama possa essere inteso sia tramite il parallelismo tra la battaglia per il 13° emendamento e quella per il cosiddetto Obamacare che tramite la presentazione dell’idea di un presidente afroamericano come positiva conclusione effettiva del progetto abolizionista.
    O almeno queste potrebbero essere le intenzioni di coloro interessati, in ambito politico-culturale USA, a sostenere tale accostamento. Di certo Obama non ha mai fatto mistero di avere Lincoln come modello.

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