Recensione su L'impero del sole

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Empire of the Sun / 2 Novembre 2016 in L'impero del sole

Chi meglio di Spielberg poteva portare sul grande schermo il romanzo semi-autobiografico di J.G. Ballard, sulla storia di un ragazzino inglese cresciuto in un campo di internamento giapponese durante la seconda guerra mondiale, dove ha dovuto imparare a vivere, non di certo aiutato dall’agiato tenore di vita a cui era abituato prima dello scoppio del conflitto?
Chi se non Spielberg, colui che costruirà una mezza carriera sui film con protagonisti bambini o adolescenti?
In questa occasione tocca a Jamie “Jim” Graham, alter ego di Ballard, interpretato da un giovanissimo Christian Bale, uno di quegli attori che non si è perso dopo aver raggiunto la fama da adolescente.
Il film si ricorda soprattutto per alcune scene di massa davvero notevoli (tra cui quella della folla che cerca di fuggire da una Shanghai invasa dai giapponesi), che negli anni Ottanta avrebbero potuto essere girate soltanto in Cina, dove veniva ospitata una produzione americana a quasi cinquant’anni dall’ultima volta (uno dei tanti piccoli segni che il clima politico a livello globale stava migliorando).
La sceneggiatura si rivela complessivamente debole, con una storia che può essere utile a far la morale a qualche ragazzino viziato, ma che difficilmente è in grado di entrare nel cuore di uno spettatore adulto di media sensibilità.
Anche l’evocazione finale del dramma di Hiroshima e Nagasaki poteva essere gestita meglio, pur essendo innegabilmente suggestiva (la drammatica morte simultanea di centinaia di migliaia di persone viene accostata al trapasso di una singola vita, quella della donna che si era presa cura del protagonista nel campo di prigionia).
Della colonna sonora di John Williams, che abitua generalmente a pezzi memorabili, si ricorda soltanto la ninna nanna gallese (dunque un brano non originale) cantata dalla voce bianca del protagonista in una delle scene più toccanti della pellicola.

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