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Recensione su L'illusionista

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1 marzo 2011

Un illusionista perde gradatamente pubblico e attenzione, è la fine di un’epoca, siamo nel 1959, il mondo è in bilico su una nuova crisi mondiale (le locandine dei giornalai sparano titoli su Krusciov), ma soprattutto sta per volgere il crinale che spacca il novecento, l’avvento di una nuova visione del mondo, di nuove esigenze, di nuovi gusti, di una nuova generazione. E’ per questo che nelle grandi città, parigi, londra, l’attrazione del music hall, del cabaret di intrattenimento, scema a grandi passi, così come sono invase dal nuovo pop parabeatlesiano e dalla perdita della credulità, o meglio del fascino che certe arti emanavano (c’è un bimbo che sa benissimo che il fiore o il bicchiere è sempre nascosto da qualche parte nella manica del vestito del mago). Un disincanto totale che spinge il nostro illusionista venso le coste della scozia in un villaggio dove invece ancora gli eventi sono ammantati di magia e tutto è ancora spettacolo, l’accensione della prima lampadina elettrica come la comparsa di un coniglio da un cilindro. Qui le strade del protagonista incrociano una ragazzina che crede per davvero nel suo potere magico, i loro destini si uniranno, lui sarà incapace di risvegliarla dal suo convincimento fino all’epilogo finale.
Consigliato, soggetto di Tati, ottima la resa visiva, bellissimi i particolari di contorno (la ricostruzione di Edimburgo è fiabesca), il tratto grafico è demodè, ma molto espressivo, a tratti nervoso e pieno di spigolature. Tutta la storia è costellata di piccole lievi gag, molte ruotano attorno al coniglio nevrotico dell’illusionista.
La ragazzina cresce a contatto con la città: se il primo regalo lo riceve dal mago spontaneamente, gli altri saranno determinati da esplicite richieste indotte dai bisogni nati a contatto con le vetrine, le persone e le occasioni offerte da Edimburgo. E il nostro illusionista, immerso in doppi lavori, non si arrende a svelare la vera natura della sua arte che è illusione allo stato puro, gioco di schermi, riflessi di possibilità, ma slegata dalla realtà. La perdita dell’innocenza della ragazza quindi avviene solamente quando questa maturerà completamente.
Molto belli i piccoli ruoli marginali del clown alcolizzato, del ventriloquo e degli acrobati. D’altronde il pupazzo del ventriloquo, in vetrina da un trovarobe, si deprezza di settimana in settimana invenduto, senza più pubblico nè clienti.

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