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Recensione su Prigionieri dell'oceano

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8 settembre 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Apologo morale.
E’ un invito da parte di Hitchcock nel 1944 ai singoli naufraghi, litigiosi disuniti e spinti soprattutto dai loro egoistici interessi e che rappresentano le democrazie occidentali ad aprire gli occhi e ad unire le forze per combattere il nemico comune, nazista, il quale è ben determinato nel raggiungere il suo scopo.
Quando nel finale sale sulla scialuppa il secondo tedesco, con il consueto umorismo Hitch chiede se la lezione è servita e quale sia l’atteggaimento morale da tenere con chi vìola ogni moralità.

Particolarità degne di nota, tante : dalla famosa apparizione come pubblicità di una cura dimagrante, all’ombra della vela che passa sul volto del tedesco facendoci intuire la sua doppiezza e ambiguità, l’inquadratura della fronte sudata da cui percepiamo che sta mentendo e s’è fregato l’acqua, la lama del coltello sterilizzata con l’accendino in una scena che pare una preghiera, l’affondamento della nave che non ci era stato mostrato all’inzio del film viene utilizzato alla fine, la messa in piega della altezzosa giornalista che si addolcisce man mano che perde le sue difese e si umanizza, il salmo al bambino deceduto su contastanti ed espressionistiche figure, l’uomo di colore che suona al flauto l’unica musica presente nel film, tratta dai Maestri Cantori di Norimberga di Wagner (Preilied), inno alla superiorità di razza, e qui impiegato con sarcasmo e umorismo.
Senza parlare della sfida tecnica che tutti conoscono e su cui quindi non mi soffermo.
Un significativo e istruttivo gioiellino.

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