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Recensione su Life

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La tizia è italiana / 1 novembre 2015 in Life

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Hollywood, siamo negli anni ‘50, c’è il sole ed è pieno di figa tra le spaccature del cemento. No vabbè, così me lo immagino io. A una festa, si incontrano (vincendo l’award per il most gay incontro ever) un giovane James Dean (ahah, quando mai è stato vecchio, capisci? Ah. Che pessimo gusto) e il fotografo Dennis Stock. Uno pensa: finiscono a scopare duro in uno sgabuzzino, tipo lo sgabuz dello showbiz. No vabbè, diventano amici. Perché? Boh, never mind. James sta venendo lanciato dalla Warner, è subito dopo la Valle dell’Eden che sta promuovendo, subito prima di Gioventù bruciata. Dennis gli promette un servizio che spacca, per renderlo simbolo di un movimento, perché lui è diverso. Lui chi? Both. Tra tira e molla, con il Dean che ‘nchamaivojadefancazzo, entra nella sua intimità. Fino alle foto famose, finite su Life, quella col superbavero rialzato sotto la pioggia e quelle nella casa in campagna di James, tra mucche e cugini e balli highschool di provincia. Perché anche quelle foto, ma nulla più della morte che funziona sempre, hanno contribuito alla costruzione del mito. Alcune dinamiche metacinematografiche interessanti, c’è Ben Kingsley che fa un esageratamente macchiettistico presidente della Warner, e tutto il mondo strutturato che stava dietro all’industria di sogni e spettacolo. James che non rientra nella quadrettatura del foglio imposta, dov’è James? Deve presentare il film alla bocciofila dei ferrotramvieri, è importante! Eh boh, s’è perso. Il tizio che fa James Dean (che era il figlio di Ryan Gosling in Come il tuono) ha degli strani occhi sub-blue, l’aria annoiata e, purtroppo per lui, un personaggio noiosissimo. Oltre a somigliare più a Justin Bieber che a James Dean, ma quello mi sa sia un segno dei tempi. Quando non è sbronzo o bored, fa dei pipponi assurdi al povero fotografo, sul nonsenso della vita. Nel frattempo, a Dennis, che è pur sempre Richard Pattinson ancora in cerca di riscatto da Twilight (pagherete caro pagherete tutto), sta venendo il mascellone di Quagmeier di American Dad. E vedi tu quanto sia una cosa positiva. Mission accomplished: direi di no. Essere un fotografo: a un certo punto dal niente esclamare “cazzo!” e questo è il suo modo di avere le idee. Fare delle foto come prima per tutte le altre variabili, ma ora hai l’idea. Interminabili tiramolla, ognuno è stupido ma a suo modo e dai, stiamo vivendo il sogno americano ed è pure un sogno vintage e sulla carta lucida della rivista tutto sarà più figo, diventerrai qualcuSBAM!

6 commenti

  1. Stefania / 1 novembre 2015

    Ma chi è la “tizia italiana”? (non ho visto il film)

  2. tragicomix / 2 novembre 2015

    ti conviene continuare a non guardarlo @stefania. La tizia è un’attrice che si faceva James, e che poi lo molla e lui piagnucola :/

  3. Stefania / 5 novembre 2015

    Tra l’altro, non essendo particolarmente ferrata sulla biografia di Dean, scopro mò che la detta Mastronardi interpreta Pier Angeli (Anna Maria Pierangeli), attrice italiana che frequentò assai Hollywood , lavorando, per esempio, con Zinnemann e Robert Wise. Prima di far piangere Jimmidin, fu fidanzata con Kirk Douglas e poi sposò Armando Trovajoli. È morta giovane, appena trentanovenne, per intossicazione da farmaci.

  4. icarus / 5 novembre 2015

    Sorella gemella per giunta della Marisa Pavan, altra attrice italiana nota (anche) ad Hollywood. Nonostante i successi I media italiani le hanno pressoché dimenticate, io lavorando di fantasia me le sono sempre immaginate come la versione italiana della coppia ”Joan Fontaine\Olivia de Havilland”, anche se foto come questa sembrerebbero smentirmi:
    http://iv1.lisimg.com/image/9106563/500full-pier-angeli.jpg
    D’altro canto…
    http://media.sdreader.com/img/photos/2013/12/16/joan_olivia_t670_1_t658.jpg?ff95ca2b4c25d2d6ff3bfb257febf11d604414e5
    ps_ anche la loro sorella minore, tale Patrizia Pierangeli, sembra aver lavorato nel cinema, per lo più come comparsa poi come dialoghista.

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