Recensione su Adele H., una storia d'amore

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26 settembre 2014

Vita di Adele Hugo, secondogenita di Victor Hugo, tra i più grandi scrittori francesi dell’Ottocento, uno dei pochi ad essere stato idolatrato quando ancora era in vita.
La giovane, dopo la morte della sorella maggiore Leopoldine, parte per Halifax, in Nuova Scozia, Canada, per seguire il bel tenente dell’esercito inglese di cui è perdutamente innamorata.
Ma lui, tanto bello quanto frivolo, non ha più intenzione di frequentarla, nonostante le promesse fatte qualche tempo prima.
Testarda e risoluta, Adele non si da per vinta e continua a cercare di convincere il giovane affinché la sposi…

Truffaut trae questa mesta pellicola biografica dai diari che la figlia di Victor Hugo tenne durante la sua vita, prima di uscire di senno a causa della triste storia d’amore non corrisposto.
Un film a tratti disturbante, a causa del comportamento ostinato e folle della protagonista, apparentemente dettato da un amore cieco.
Ma l’amore non è tale se comporta il totale calpestamento della dignità. E quando Adele arriva a offrire delle prostitute al suo amato pur di compiacerlo e ingraziarselo per convincerlo a sposarla, compie un atto di auto-umiliazione difficilmente digeribile.
Come si evince qua e là nel corso della pellicola, Adele paga psicologicamente il suo presunto senso di inferiorità nei confronti della sorella, acuitosi dopo la morte di quest’ultima.
Nell’atteggiamento della protagonista, e soprattutto nella sensazione che genera nello spettatore, il film ricorda molto un altro classico del cinema francese, la Bella di giorno di Luis Bunuel, sebbene i temi siano fortemente diversi.
A parte comunque il contenuto eticamente controverso, che peraltro rispecchia, con qualche approssimazione, la vera vita della figlia di Victor Hugo, da rimarcare sono l’interpretazione della Adjani e, in generale, la conduzione di un Truffaut parso emotivamente coinvolto dalla triste vicenda narrata.

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