2014

Leviathan

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Leviathan
Leviathan

Koria vive sulle coste russe del Mar di Barents. Un giorno, il sindaco della sua cittadina intraprende un esproprio nei suoi confronti, includendo la sua casa ed i suoi terreni in un ambizioso progetto immobiliare. Koria ingaggia una dura battaglia contro di lui.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Левиафан
Attori principali: Aleksey SerebryakovElena LyadovaVladimir VdovichenkovRoman MadyanovAnna UkolovaAleksey Rozin, Sergey Pokhodaev, Valeriy Grishko, Sergey Bachurskiy, Platon Kamenev, Alla Emintseva, Margarita Shubina, Dmitriy Bykovskiy-Romashov, Sergey Borisov, Igor Savochkin, Igor Sergeev, Kristina Pakarina, Lesya Kudryashova, Dmitry Kuryanov, Artem Kobzev, Irina Vilkova
Regia: Andrey Zvyagintsev
Sceneggiatura/Autore: Oleg Negin, Andrey Zvyagintsev
Colonna sonora: Philip Glass, Andrey Dergachev
Fotografia: Mikhail Krichman
Costumi: Anna Bartuli
Produttore: Sergey Melkumov, Alexandr Rodnyansky, Ekaterina Marakulina
Produzione: Russia
Genere: Drammatico
Durata: 141 minuti

Leviathan / 14 Luglio 2015 in Leviathan

Il Leviatano è la terribile creatura marina citata nella Bibbia, in particolare in Giobbe, come simbolo della potenza e della volontà divina.
È anche il titolo di una celebre opera di Thomas Hobbes, in cui il filosofo inglese teorizza la monarchia assoluta come forma di Stato ideale.
In questo film del 2014, che ha trionfato ai Golden Globe nella categoria del miglior film straniero, il titolo fa probabilmente riferimento, estensivamente, ad entrambe le cose: alla forza di un destino famelico e ai gangli di una rete di potere corrotta e senza scrupoli, contro cui è vano provare a lottare.
Leviathan è una pellicola indubbiamente interessante, non solo per le stupende ambientazioni artiche del nord della Russia, nella penisola di Kola, Mar di Barents (che invero costituiscono uno degli aspetti più suggestivi: barche sventrate, uno scheletro di balena che fa anch’esso riferimento al titolo – e che la produzione si è giocata scaltramente in locandina, sollevando, insieme al titolo, la curiosità dei potenziali spettatori).
Il film narra, con un certo coraggio, di una vicenda di corruzione nella Russia moderna: denuncia lo strapotere dei signorotti locali, apparendo quindi rivolto verso gli apparati periferici, anche se quel ritratto di Putin appeso nell’ufficio del sindaco è un’immagine forte e per nulla casuale.
Ce n’è anche per la religione, con la denuncia della interessata collusione tra potere e esponenti della fede ortodossa, oltre ad un invero poco approfondito agnosticismo di uno dei protagonisti (l’avvocato che tenterà, invano, di difendere il proprietario di un’abitazione dall’espropriazione che questi sta subendo arbitrariamente).
Nel mezzo, storie di ordinaria desolazione, di una vita ai confini del mondo, dove predomina l’assuefazione all’alcool. Una vita da cui ciascuno cerca di evadere a modo suo: col tradimento, con la ribellione giovanile.
Emblematica è la scena della gita fuori porta per sparare qualche colpo di fucile (e di kalashnikov). Una sequenza peraltro condotta con un’intensità degna di nota: un’aura di estenuante angoscia avvolge quello che dovrebbe essere un momento di svago tra famiglie e si conclude con il misfatto che porterà all’escalation del finale.
Una fotografia di ottimo livello completa il quadro di un’opera sicuramente importante, almeno nel contesto cinematografico degli ultimi anni.

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5 Giugno 2015 in Leviathan

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Siamo sul mare di Barents, con dei paesaggi che ciao, una costa scoscesa e costellata di capannoni in rovina, barche sventrate e scheletri di balene. Da cui, e da altro, il titolo. Con la sua faccia assai tipica da russo, ci sta Kolia, che vive in una casa isolata facente parte di un villaggio isolato. Ha una seconda moglie del tutto quasi gnocca, Lilia, un figlio quite rebel ed è in causa con il sindaco, un panzone che vuole la sua terra per lottizzare come al solito. Kolia è impulsivo e collerico, ma l’è propi’n’brav fanciot eh, buono quanto pollo. Per cui si farebbe spennare come niente dal sindaco, che ha al soldo tutti i poteri del piccolo villaggio della sperduta provincia dell’impero, dove fischia il vento ecc. Per evitarlo, lo raggiunge da Mosca (capitale dell’impero e luogo alieno, agli occhi di chi vive in mezzo al nulla, Dmitri, avvocato rampante e pure un poco yuppie (russian style). Sembra tutto vada per il meglio, Dmitri, grazie alla sua, ehm, rampanza riesce a far abbassar la cresta al panzone. Con l’inconveniente che si bomba Lilia, ma lo dissi che era gnocca. Poi il sindaco si consulta con prete ortodosso del luogo, e bam, ribalta tutto. Dmitri è pestato e mandato a casa, intanto Lilia fugge di casa e viene ritrovata cadavere sulla costa, Kolia affoga tutto nella vodka e viene accusato di omicidio, la sua casa distrutta dalle ruspe, il potere ha vinto.
Considerazioni. Mai in vita ho visto bere così tanta vodka, alla fine del film quasi mi veniva psicosomatico un mal di fegato. Questa gente del nulla, quando si incontra beve prima un bicchierone di plastica, di quelli da festa, ricolmo di vodka, e poi comincia a parlare, e a bere vodka. Sempre, tutti i giorni. Sbronzi prima di cena.
Altra: il film ha girato un sacco, ed è prodotto con la partecipazione del Ministero della Cultura russo. E lascia assai perplessi, perché la rappresentazione del rapporto dello Stato con i suoi cittadini, e di come il primo schiacci loro la testa non appena tentino di ribellarsi a un sopruso, altro non è che in piccolo quel che fa Putin con le suo opposizioni – quindi una parte per il tutto. Ovvero gli spacca il culo. Infatti Dmitri è il classico russo progressista, che ha studiato e crede nella legge più che nella forza, convinto di poter agire in un contesto in cui la legge sia imparziale; fa precisamente la fine dei vari oppositori russi che nel tempo vengono pestati, uccisi o accusati di fatti ridicoli. A norma di legge eh. Infatti scartabellando si trova che il ministro della cultura russo ha detto che è vero, l’hanno sponsorizzato, ma a lui il film non è piaciuto. E ci mancherebbe, prova a dire il contrario e ti mando sul mare di Barents!
Su questo panorama sociale desolante e disossato, si stagliano appunto le ossa di vestigia antiche, di una natura enorme e bellissima e totalmente disinteressata a quel che sotto il suo cielo, a chiudere il cerchio di una concezione dell’esistenza priva, per forza, di alcuna spiritualità e disillusa.
Una vodka, e dasvidania.

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La solitudine dell’uomo all’estremità del mondo / 13 Gennaio 2015 in Leviathan

Lento, crudo, meraviglioso. Il regista Andrej Zvjagincev ci racconta, attraverso una parafrasi moderna del libro di Giobbe, la storia di un’umile famiglia che vive sulle coste dell’Artico. Il padre, Nikolaj, sposato di seconde nozze con Lilja e con un figlio di nome Roma, cerca di difendere la propria dimora dal tentativo di esproprio ad opera del sindaco della città. In aiuto del protagonista accorre anche da Mosca un suo amico avvocato, che tenta di contrastare il sindaco Vadim con le armi della logica e della legge. Purtroppo l’impresa è ardua, Vadim ha dalla sua parte il tribunale, la polizia e la Chiesa. Come può difendersi dunque un singolo cittadino dalla scellerata alleanza tra potere temporale e potere spirituale? Il contrasto iniziale non è poi che l’inizio di un vortice di decadenza che sfocerà nel dramma, nell’assurdo, nella beffa, non prima di essere affogata nella vodka, altra grande protagonista del film.
Si tratta di una pellicola di denuncia, che ci mostra il degrado e le difficoltà di una vita all’estremità del mondo. Un film per molti aspetti ironico, in cui l’ironia sembra essere l’unica via di fuga dalla miseria della vita. Una critica alla corruzione di un intero paese (nell’ufficio del sindaco, immancabile il ritratto di Vladimir Putin).

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