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Recensione su Blood story

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19 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Dunque. Questo è il remake americano del bellissimo film svedese Lasciami entrare (o Let the right one in), uscito due o tre anni fa e che avevo visto forse al TFF e che era una figata pazzesca, praticamente l’anti-twilight dimmmerda fatto coi bambini biondi in una Svezia sotto un metro di neve. Il remake è stato realizzato per scopi palesemente commerciali, tuttavia la cosa originale è che… non gli è venuto affatto male. Resta il fatto che va visto prima quello svedese tutta la vita eh, pure il libro non è male. In questo caso il titolo originale era Let me in, non si capisce bene perché in Italia abbiano deciso di sostituirlo con l’altrettanto inglese titolo Blood story, valli a capire. La storia è para para all’originale ma trasposta in un nevoso New Mexico, un posto dove nessuno vorrebbe andare a stare e dove in un caseggiato vivono Owen e la madre semifondamentalista cristiana in via di divorzio. Owen viene menato da dei fighetti americani a scuola e non ha amici, ma fa amicizia con Abby, la nuova vicina di casa, che cammina scalza nel gelo e qualche segreto ce l’ha. Insomma lei è una vampira, con un tizio che gira a sgozzare le persone per darle da mangiare ma è un po’ pasticcione, e finirà con Owen che la accetta per quel che è, c’è la tremenda vendetta sanguinolenta sui bulli e se ne partono insieme. La solitudine ovattata del paesaggio innevato è la stessa del ragazzino, alle prese con famiglia in disfacimento e difficoltà della crescita, che trova in Abby, e lei altrettanto in lui, qualcuno/qualcosa in cui credere, di cui fidarsi e a cui affidarsi. Teneri loro *_* ripeto, guardate l’originale.

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