?>Recensione | Blood story | Senza titolo

Recensione su Blood story

/ 20106.497 voti

20 dicembre 2017

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

L’idea del vampiro bambino non è originale ma raramente è stata compiutamente esplorata in ogni suo aspetto con realismo e coinvolgimento. Un essere che mentalmente si evolve ma che rimane imprigionato in un corpo immaturo. Si ricorda Claudia, trasformata in vampiro all’età di cinque anni da Lestat nel romanzo e nel film Intervista col vampiro, e Rüdiger, il vampiretto dei racconti per ragazzi della scrittrice Angela Sommer Bodenburg. Proprio a quest’ultimo personaggio sembra essersi ispirato Lindqvist per creare il personaggio di Eli, la piccola vampira che ha “dodici anni da moltissimo tempo”. Il romanzo dove appare, Lasciami entrare, potrebbe rappresentare una versione per adulti dei racconti del vampiretto, che già per se presentavano un che d’inquietante. Come Rüdiger, Eli è un vampiro con timori e debolezze che fa amicizia con un ragazzo suo coetaneo, almeno fisicamente, solo, emarginato e vittima di bullismo e lo aiuta a liberarsi dalle proprie paure. Eli, non ha niente della comune immagine che si ha oggi del vampiro. Veste con quello che gli capita, è sudicia e puzza (altra caratteristica comune a Rüdiger), vive in un appartamento spoglio, non dorme in una bara ma nella vasca da bagno, è terribilmente sola ma quando ha sete, si trasforma in una bestia feroce. Il romanzo era già stato adattato per il grande schermo nel 2008 nel film svedese Lasciami entrare di Tomas Alfredson. Blood Story, prodotta dalla rediviva Hammer Film, più che esserne un’ulteriore trasposizione ne costituisce il remake, basandosi principalmente sulla sceneggiatura del precedente film (opera dello stesso Lindqvist) che sul romanzo e, caso raro, quello che ne è venuto fuori è ugualmente convincente. Dagli innevati sobborghi di Stoccolma degli anni Ottanta, si passa all’altrettanto innevata Los Alamos della stessa epoca. I nomi dei protagonisti sono tradotti da Eli e Oskar nei più anglosassoni Abby e Owen. Ancor più che nel film originale, il focus è tutto sui due piccoli protagonisti, lasciando poco spazio ai personaggi di contorno, tutta la comunità locale composta da sniffatori di colla, perdigiorno, poliziotti e bulli di periferia che invece costituivano l’impalcatura del romanzo. Dal punto di vista degli elementi più orrorifici, il film è più esplicito del corrispettivo svedese, anche se meno del romanzo. Diversa è anche la direzione che prende la storia del compagno umano di Abby, una sorta di schiavo costretto a procurargli il sangue di cui ha bisogno, ucciso compassionevolmente dalla vampira mentre nel romanzo è trasformato a sua volta in vampiro. A ricordarci che siamo negli anni Ottanta, ambientazione temporale oggi tanto di moda nelle fanta-produzioni cine-televisive ma qui visti senza nessuna nostalgia, la paura di un’invasione sovietica nel romanzo, i sermoni televisivi del presidente Reagan nel film e il cubo di Rubik di Owen/Oskar, un gioco “solitario” che ben rappresenta lo stato d’animo dei due protagonisti.

Lascia un commento

jfb_p_buttontext