Recensione su Al di là di tutti i limiti

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un’immensa fragilità / 22 febbraio 2014 in Al di là di tutti i limiti

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Dal romanzo “Less than zero” di Bret Easton Ellis del 1985.

California, anni Ottanta. Tre compagni di classe legati da una solida amicizia, dopo aver conseguito il diploma, prendono strade diverse: Clay va all’università, Blair (fidanzata di Clay) rimane a Los Angeles a fare la modella, Julian (miglior amico di Clay) apre un’etichetta discografica con i soldi del padre. Sei mesi dopo tutto è cambiato, i rapporti tra i tre sono irrimediabilmente incrinati: Blair tradisce Clay con Julian, i grandi progetti di questi si rivelano un buco nell’acqua ed egli si perde tra droga, alcool e festini. Toccherà a Clay tornare per cercare di sistemare le cose.

Il film è straordinariamente sottovalutato, sia dalla critica (che lo giudica uno dei peggiori film tratti dai romanzi di Ellis), sia dal grande pubblico (che non lo conosce): oltre a fornire una prima grande prova attoriale di futuri mattatori del cinema americano (Robert Downey Junior e James Spader), la pellicola presenta una vicenda “reale” di giovani che rimangono intrappolati nelle sregolatezze di una società confusa, prodiga nel fornire qualunque cosa serva per “divertirsi”, ma inadeguata quando si tratta di indirizzarli verso un futuro di reale benessere, mentre gli stessi genitori sono troppo presi da divorzi e cene eleganti per accorgersi del disagio dei figli e dei rischi che corrono.

Clay ha la fortuna di abbandonare subito dopo il diploma la “città della perdizione”, cosicché quando ritorna per prestare aiuto agli amici è abbastanza lucido per guardarli con occhio critico e non rimanere imbrigliato nel malsano giro dell’alcool e della coca. Dopo un paio di schermaglie, riallaccia la relazione con Blair, ma quando tenta di prestare aiuto a Julian trova davanti a sé un muro. Julian è nella peggiore delle situazioni: ormai completamente dipendente dalla coca, ha un forte debito con uno spacciatore e ha perso il supporto del padre, che lo disprezza a tal punto da non volerlo neanche più vedere. Blair è a metà strada: anche lei assume cocaina, ma riesce a mantenere quel minimo di lucidità che le consente di capire che sia lei che Julian hanno bisogno di aiuto.

Il film descrive la condizione disperata di questi ragazzi, che si muovono in enormi case adibite a discoteche, in cerca della strada giusta da imboccare, in un mondo pieno di trappole. La fragilità di Blair è commovente, la parabola discendente di Julian è straziante nella sua ineluttabilità, così come i suoi reiterati tentativi di rimettersi in piedi e di riappacificarsi col padre. L’apparente freddezza di Clay è solo un suo modo per cercare di non farsi coinvolgere da qualcosa che potrebbe distruggerlo. Alla fine, rendendosi conto che i suoi amici hanno bisogno di lui per uscirne, si dichiara pronto a fare tutto il necessario. Ma è troppo tardi.

La regia, sebbene forse non eccezionale, regala delle vere e proprie perle: come la sequenza in cui Julian finalmente confessa la sua condizione disperata all’amico Clay, con la macchina da presa che si avvicina a lui attraversando la piscina, o quella in cui lo stesso Julian si trascina stravolto in casa di Blair, per poi stramazzare al suolo, distrutto per l’ennesima volta dall’abuso di cocaina.

La sceneggiatura è straordinaria nel far emergere lentamente durante la vicenda tutto ciò che è successo nei 6 mesi che noi spettatori non vediamo: progressivamente veniamo a sapere che la relazione tra Julian e Blair è nata per sopperire alla mancanza di Clay, che il rapporto tra Julian e il padre si è deteriorato dopo diversi “tradimenti” da parte sua, che Blair è stata spesso costretta a prendersi cura di Julian quando era in condizioni disperate.

Ma ciò che veramente conferisce al film l’atmosfera suggestiva che possiede è straordinaria colonna sonora di Thomas Newman, abilissimo nel sottolineare puntualmente il dramma di questi ragazzi che cercano di essere adulti, ma che in realtà si muovono impacciati e confusi, tra euforia e depressione, come sospesi in un incubo, in attesa che qualcuno arrivi a salvarli, dicendo loro quello che devono fare.

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