Recensione su Un soffio di vita

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23 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Temibile genere “film francese triste”. Lei, che si chiama Simone, arriva da lontano, bussa alla porta. Le apre un belloccio capello-lungo-dannato che le offre il pacco, luvvvvv, è il suo amante, anche se poi si scoprirà esser piuttosto il suo cagnolino. Non si capisce bene cosa faccia lei per vivere (un po’ lo stesso che si può dire di me, peraltro), ma la storia si incentra sul fatto che non riesce a fare a meno di volontariaggiare in ospedale. Dove accompagna i morituri alla fine. Quella è la sua funzione, una specie di Caronte ma ancora nell’al di qua, e le piace pure, seguire negli ultimi istanti la vita che se ne va. In ospedale tutti la amano tanto. Pian piano si scopre anche che, hey, lei non ha le gambe! Bensì due eleganti protesi. Mh, la storia è un po’ morbosa sul lato necrofilia incipiente, nulla viene risparmiato, il bagno dei vecchi nudi che respirano a malapena, una bellissima cancrena di una intera gamba. Lei molla il cagnolino, lui la prende di sottogamba (ahah) e fa cadere
ma tornano insieme. Viene allontanata dall’ospedale per la sua evidente macabra morbosità verso i pazienti, e perché sospettata di aver aiutato una vecchia a morire. In un paesaggio campagnolo e bianco di neve, lui e lei hanno un incidente, e la macchina vola piroettando fuori strada, facendo POF nella neve. Tutto il film è ricoperto di neve, il freddo dell’ambiente esterno rispecchia quello dell’anima U_U. Escono semi indenni, sono ancora vivi, si abbracciano, un punto nero in mezzo al bianco accanto ad un’auto riversa.
Belin che poetico, ancora un po’ e mi commuovo da solo.
Detto tutto, son soddisfatto. Scemo io che mi chiedevo come mai in Francia nevicasse così tanto, e invece alla fine scopro che erano in Quebec -.-‘ dove tra l’altro parlano un francese pessimo, blame on me!

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